Una fattura di conguaglio rivelatasi errata, l’applicazione del Cmor e infine il distacco dell’energia elettrica. È la sequenza che ha coinvolto a Terni una famiglia composta da marito, moglie incinta e due bambini piccoli, rimasta senza corrente mentre era ancora aperta una controversia sulla somma richiesta dal precedente fornitore.
La vicenda è iniziata con una fattura emessa da Fastweb Energia per un importo di 4.868,50 euro. Il documento attribuiva all’utenza consumi annui pari a 16.061 kWh, dati contestati dal cliente attraverso lo sportello consumatori dell’Unione nazionale consumatori di Terni. Il titolare della fornitura era inoltre passato a Enel Energia prima di ricevere la fattura oggetto della contestazione.
La richiesta contestata e il Cmor
Dopo vari solleciti e ritardi, Fastweb Energia ha riconosciuto l’errore e ha proceduto allo storno integrale della fattura. Nel frattempo, però, il precedente fornitore aveva comunicato a Enel Energia l’esistenza di un credito non riscosso dello stesso importo, determinando l’applicazione del Cmor.
Il Cmor consente al vecchio fornitore, in caso di cambio di compagnia con una bolletta non pagata, di chiedere al nuovo gestore la riscossione della somma. In questo caso, secondo quanto riferito dall’Unc Umbria, l’importo era collegato a una posizione contabile che Fastweb aveva già riconosciuto come errata e per la quale aveva chiesto la cancellazione della pratica.
Il distacco durante la conciliazione
La controversia è approdata al servizio di conciliazione dell’Arera, con un incontro fissato per il 6 ottobre. Tuttavia, il 2 ottobre Enel Energia ha proceduto al distacco della fornitura, lasciando l’intero nucleo familiare senza energia elettrica. Nonostante le diffide inviate ai due fornitori e la procedura ancora pendente, la fornitura risultava ancora disattivata.
Nel verbale dell’incontro del 6 ottobre, Fastweb ha confermato di avere richiesto già il 14 maggio la cancellazione della pratica Cmor e di avere rinnovato la richiesta il 21 settembre, precisando che la comunicazione era stata caricata sul portale competente. La società ha inoltre ribadito lo storno della somma contestata e riconosciuto al consumatore un indennizzo di 90 euro per il ritardato riscontro.
Resta da chiarire, secondo l’avvocato Damiano Marinelli, presidente dell’Unione nazionale consumatori Umbria, come sia stato possibile arrivare al distacco mentre era in corso una controversia su quasi 5mila euro e mentre il precedente fornitore aveva già chiesto la cancellazione del Cmor. L’associazione sottolinea inoltre la particolare fragilità della situazione, considerata la presenza di due bambini piccoli e una donna in gravidanza.
L’Unc Umbria ha preso in carico la vicenda e sta predisponendo le azioni necessarie per ottenere il ripristino della fornitura e chiedere il risarcimento dei danni. L’associazione ha inoltre annunciato una segnalazione all’Arera, ritenendo grave l’interruzione del servizio in presenza di una contestazione ancora pendente.