Valle d'Aosta

Pila, il bacino Leissé quasi quadruplicato: è polemica

Regione e Avs si confrontano su numeri, usi futuri e tenuta ambientale dell’intervento

L’ampliamento del bacino artificiale del Leissé, al servizio dell’innevamento programmato del comprensorio sciistico di Pila, alimenta il confronto politico e ambientale in Valle d’Aosta. Alleanza Verdi Sinistra contesta dimensioni e prospettive dell’intervento, mentre la Regione ne difende la funzione a sostegno della stagione invernale e delle attività economiche collegate.

Secondo i dati illustrati da Andrea Campotaro, il nuovo invaso raggiungerà una capacità massima di circa 152.700 metri cubi, rispetto ai 38.500 dell’attuale bacino. Anche il volume massimo annuo derivabile dal Plan de l’Eyve aumenterà, passando da 114.630 a 224.000 metri cubi. La documentazione progettuale indica inoltre una disponibilità post intervento di circa 250.000 metri cubi per l’innevamento programmato, a fronte di un fabbisogno stimato in 365.000 metri cubi.

Le motivazioni della Regione

L’assessore regionale Luigi Bertschy ha spiegato che l’obiettivo è accumulare una maggiore quantità d’acqua nei periodi di disponibilità più elevata, in particolare durante lo scioglimento della neve invernale, per utilizzarla all’apertura della stagione sciistica. L’intervento, secondo la Regione, dovrebbe consentire agli operatori economici del territorio di avviare l’attività fin dall’inizio dell’inverno.

Il fabbisogno indicato comprende la prima campagna di innevamento delle piste già servite dagli impianti e di quelle che potrebbero esserlo in futuro, in relazione agli investimenti previsti dal piano strategico 2026-2030 di Pila Spa. La nuova capacità di stoccaggio potrebbe essere impiegata anche per reintegri durante la stagione o per eventuali ampliamenti del comprensorio.

Bertschy ha ricordato che negli ultimi anni i consumi hanno raggiunto 290.000 metri cubi, superando quota 300.000 nelle stagioni caratterizzate da scarse precipitazioni naturali. La variante, ha precisato, non modifica l’opera di presa, la portata massima prelevabile o il periodo di prelievo. L’aumento del volume complessivamente derivabile sarebbe ottenuto sfruttando un numero maggiore di giornate nel periodo di morbida, nel rispetto delle altre subconcessioni e degli accordi esistenti.

Le contestazioni di Avs

In base all’analisi dei dati storici citata dalla Regione, la disponibilità d’acqua sarebbe sufficiente a riempire la nuova capacità in circa 40 giorni. Eventuali carenze nel periodo di morbida potrebbero essere compensate tra novembre e dicembre attraverso il pompaggio dall’impianto idroelettrico di Veyon, sulla base dell’accordo con la Cooperativa Forza e Luce.

La funzione principale dell’invaso resta legata all’innevamento programmato. La derivazione è stata rilasciata alla società Pila per uso industriale e l’infrastruttura è stata finanziata nell’ambito degli interventi regionali a sostegno degli impianti a fune. Nel dimensionamento è stato previsto anche un utilizzo irriguo per il campo da golf di proprietà del Comune di Gressan. In caso di emergenza, l’acqua potrà inoltre essere destinata all’abbeveraggio del bestiame e agli interventi antincendio.

Sono in corso valutazioni per estendere gli usi irrigui al sistema dei bacini, ma la Regione sottolinea che l’acqua impiegata durante l’estate non sarebbe poi disponibile per l’innevamento invernale. Avs contesta la prospettiva complessiva dell’opera: Campotaro evidenzia che la capacità di accumulo viene quasi quadruplicata e che il volume annuo derivabile cresce di circa il 95%. Da qui la richiesta di valutare la sostenibilità ambientale ed economica dell’intervento in un contesto di disponibilità idrica sempre più incerta.