Non esistono direttive regionali né protocolli aziendali che prevedano di collocare all’ultimo posto delle liste operatorie i pazienti con Hiv in ragione del loro stato sierologico. Lo ha dichiarato Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia, intervenendo sul caso segnalato all’ospedale Buzzi di Milano.
La vicenda riguarda una donna sieropositiva che, secondo quanto riferito, sarebbe stata inserita in fondo alla lista degli interventi chirurgici proprio a causa della sua condizione. L’episodio è stato portato all’attenzione del Consiglio regionale dal consigliere Luca Paladini, che il 6 ottobre 2026 ha chiesto chiarimenti direttamente all’assessore.
Il confronto in Consiglio regionale
Bertolaso ha precisato che la sola sieropositività non comporta procedure differenti né l’applicazione di protocolli aggiuntivi per la sanificazione delle sale operatorie. Secondo l’assessore, dunque, non esistono regole regionali o aziendali che impongano di rinviare a fine giornata gli interventi su persone con Hiv.
Paladini ha però riferito che alla paziente sarebbe stato detto esplicitamente che un protocollo del Buzzi prevedeva per lei l’ultimo posto tra gli interventi programmati. Il consigliere ha ipotizzato un problema legato alla mancata conoscenza di una procedura inesistente, ma ha anche chiesto di verificare se disposizioni analoghe siano state applicate in altre strutture lombarde.
Nel suo intervento, Paladini ha citato i confronti avuti con Lila e Ala Milano, associazioni impegnate nella lotta all’Aids, dalle quali avrebbe ricevuto segnalazioni relative a episodi simili in altri ospedali della Lombardia. Per il consigliere, è quindi necessario fare chiarezza e impedire il ripetersi di comportamenti che possano creare situazioni discriminatorie.
Le indicazioni dell’Asst
Nei giorni successivi alla segnalazione, l’Asst Fatebenefratelli-Sacco aveva diffuso una nota sul funzionamento delle procedure igienico-sanitarie nelle proprie strutture. L’azienda ha spiegato che il regolamento di sala operatoria stabilisce criteri organizzativi validi per ogni intervento e che la sanificazione viene effettuata con le stesse modalità, indipendentemente dalle condizioni cliniche della persona assistita.
La nota richiama inoltre l’obbligo per il personale sanitario di adottare le precauzioni standard, considerando ogni paziente potenzialmente infetto. L’eventuale positività, viene precisato, non deve quindi determinare comportamenti diversi nelle attività di sanificazione. L’unica eccezione organizzativa indicata riguarda la cosiddetta chirurgia sporca, cioè gli interventi esposti a possibile contaminazione batterica, come quelli per ascessi o procedure intestinali, normalmente programmati a fine giornata. Secondo l’azienda, questa casistica non sembrerebbe riferibile alla paziente coinvolta nel caso del Buzzi.