Ci sono rivalità che nascono dopo anni di duelli e altre che, invece, sembrano essere scritte molto prima ancora che i protagonisti possano rendersene conto. Quella tra Max Verstappen e Kimi Antonelli appartiene alla seconda categoria. Oggi sono amici, condividono la passione per le GT e si confrontano anche lontano dai circuiti. Ma il destino della Formula 1 potrebbe portarli presto dalla stessa parte della barricata a contendersi vittorie e, magari, titoli mondiali.
Verstappen aveva intuito qualcosa fin dai primi passi del giovane italiano in Formula 1. Kimi aveva appena diciotto anni quando si è trovato a gestire la pressione e le responsabilità di un sedile Mercedes, un compito tutt’altro che semplice per un esordiente. Max, che in F1 era arrivato addirittura a diciassette anni, ha riconosciuto immediatamente in Antonelli una mentalità familiare. Due caratteri molto diversi, quasi agli antipodi, ma accomunati da una stessa maniera di vivere il motorsport.
L’olandese ha sviluppato negli anni un rapporto particolare con i giovani della nuova generazione, quasi da mentore, ma con Antonelli il legame sembra essere diventato qualcosa di più. «Kimi mi piace molto, condividiamo la passione per le GT e ci sentiamo anche quando non siamo in pista», ha raccontato Verstappen, ribadendo una stima nata quando il pilota Mercedes era ancora impegnato nei kart. «Non ho mai avuto dubbi su che cosa potesse fare». Parole importanti, soprattutto perché pronunciate da un quattro volte campione del mondo che conosce perfettamente il peso delle aspettative.
La loro amicizia non è rimasta soltanto fuori dalla pista. Verstappen è stato una presenza positiva anche nei momenti più complicati vissuti da Antonelli, così come ha saputo condividere il sorriso quando il giovane italiano ha iniziato a conquistare risultati di grande prestigio. L’ultimo confronto diretto è arrivato in Malesia, con Kimi costretto a incassare un sorpasso decisivo proprio da Max, poi vincitore a Sepang. Antonelli, però, ha trasformato anche quella sconfitta in una lezione.
«Ha gestito la ripartenza con le gomme slick e la pista scivolosa da vero maestro», ha spiegato il pilota Mercedes, riconoscendo la superiorità del rivale nelle prime curve. «Sapeva meglio di me come posizionare la macchina e aveva una sensibilità maggiore per il grip». Non è facile accettare un sorpasso quando si è in lotta per una posizione importante, ma Antonelli sembra avere già una delle caratteristiche necessarie per diventare un campione: la capacità di imparare anche dalle sconfitte.
Ed è proprio qui che il rapporto tra i due diventa interessante in prospettiva. Verstappen ha avuto Lewis Hamilton come riferimento e avversario, studiandolo prima di arrivare a sfidarlo per le vittorie e per il Mondiale. Antonelli potrebbe vivere qualcosa di simile con Max. Prima l’osservazione, i consigli, il confronto e l’amicizia. Poi, inevitabilmente, la necessità di superare anche colui dal quale oggi cerca di rubare segreti.
La trasformazione potrebbe iniziare già quest’anno. La Red Bull è tornata competitiva e Verstappen ha conquistato sei podi nelle ultime sette gare, ritrovando a Sepang anche il successo che mancava da tempo. «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario e ora vogliamo continuare a crescere», ha detto Max. La prossima occasione sarà Singapore, dove il Circus tornerà in pista per un weekend con formato Sprint e dove l’olandese andrà alla ricerca del secondo successo stagionale.
Il circuito di Marina Bay rappresenta anche una sfida particolare per Verstappen, che non ha mai vinto a Singapore. La Mercedes, dopo il passo indietro mostrato in Malesia, dovrebbe però tornare a essere competitiva e Antonelli sarà chiamato a difendere le proprie ambizioni. A complicare invece la situazione di George Russell sarà la penalizzazione legata alla sostituzione della power unit, anticipata rispetto al programma originario dopo il ritiro di Sepang.
Tutto lascia pensare, dunque, a un altro possibile capitolo del rapporto tra Verstappen e Antonelli. Per ora c’è un campione che insegna e un giovane talento che osserva, assorbe e prova a trasformare ogni confronto in esperienza. Ma la Formula 1 non aspetta nessuno. E il giorno in cui Kimi non sarà più soltanto l’allievo di Max, ma il pilota chiamato a sfidarlo per qualcosa di grande, potrebbe essere molto più vicino di quanto sembri.