Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Ascoli, Angela Miccoli, ha condannato a quattro anni di reclusione un 66enne ascolano accusato di aver abusato sessualmente della zia, una donna di 76 anni. L’uomo è stato riconosciuto responsabile di violenza sessuale aggravata dalle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima.
La donna, assistita dall’avvocato Massimo Comini, aveva denunciato il nipote e si era costituita parte civile nel procedimento. Il giudice le ha riconosciuto 15mila euro a titolo di provvisionale, mentre la quantificazione complessiva dell’indennizzo dovrà essere definita in sede civile. L’imputato era difeso dagli avvocati Francesco Voltattorni e Gennaro Lettieri.
La ricostruzione dell’accusa
I fatti contestati risalgono al 5 luglio 2022, quando il 66enne si sarebbe recato nell’abitazione della zia, in un paese dell’hinterland ascolano. Secondo la denuncia, l’uomo avrebbe spinto la donna su una poltrona del soggiorno, per poi spogliarla e tentare di avere un rapporto sessuale. Non riuscendo nel primo tentativo, l’avrebbe afferrata per un braccio e condotta nella camera da letto, dove avrebbe consumato il rapporto, nonostante le grida e il dolore della parente.
Nel corso del procedimento è stato ascoltato anche il consulente indicato dalla difesa, il professore di genetica medica dell’Università di Tor Vergata a Roma Emiliano Giardina. Il docente ha riferito della presenza di DNA dell’imputato su alcuni reperti, tra cui copriletto e lenzuola dell’abitazione. Non è stato tuttavia possibile stabilire con assoluta certezza se il materiale fosse sangue o materiale epidurale. Il profilo autosomico è stato indicato come identificativo dell’uomo.
Il rito abbreviato e l’appello
Il 66enne è stato giudicato con rito abbreviato, ottenendo la riduzione di un terzo della pena prevista per la scelta del procedimento. L’uomo ha sempre negato ogni responsabilità. La procura aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi, ma il giudice ha inflitto una pena superiore, pari a quattro anni.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Dopo averle esaminate, la difesa valuterà il ricorso in appello, indicato come probabile. La decisione di primo grado riguarda dunque una vicenda che, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal giudice, si sarebbe consumata all’interno dell’abitazione della donna nell’estate del 2022.