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Sinner, ecco le tempistiche per il rientro

La terapia conservativa, l’ipotesi dell’intervento, il possibile ritorno in Australia e i rischi legati alla sindrome della bandelletta ileo-tibiale.

Sinner, ecco le tempistiche per il rientro

La decisione di Jannik Sinner di fermarsi fino al prossimo anno ha inevitabilmente alimentato preoccupazione tra i suoi tantissimi tifosi. Lo stop anticipato, però, non deve essere letto come un campanello d’allarme per la sua carriera. Al contrario, la scelta nasce dalla volontà di affrontare con la necessaria calma il problema alla bandelletta ileo-tibiale, seguendo un percorso di cura e recupero senza forzature. Gli interrogativi restano comunque numerosi, dai tempi di guarigione alle modalità del ritorno, fino alle possibili conseguenze sul futuro calendario del numero uno altoatesino.

Il primo punto da chiarire riguarda proprio il futuro agonistico di Sinner. Non ci sono motivi per pensare che non possa tornare il giocatore di prima. La decisione di chiudere anticipatamente la stagione serve a programmare nel modo migliore la terapia conservativa prescritta dallo staff medico e, successivamente, a impostare una ripresa graduale dell’attività, aumentando progressivamente i carichi. Quando sono coinvolti tendini e strutture sottoposte a stress ripetuti, i tempi possono essere medio-lunghi e difficilmente inferiori alle 12 settimane. Un esempio recente è quello di Carlos Alcaraz, che ha avuto bisogno di circa quattro mesi e mezzo per rientrare dopo un problema ai tendini del polso destro.

La terapia conservativa rappresenta dunque, al momento, la strada indicata dai medici che hanno visitato Sinner. Non significa necessariamente trascorrere mesi completamente lontano dall’attività fisica. Una volta superata la fase più delicata, il percorso prevede infatti il ritorno graduale all’allenamento, con particolare attenzione al rinforzo della muscolatura che sostiene il tendine e alla gestione dei carichi. L’obiettivo è recuperare la piena funzionalità senza sottoporre nuovamente la struttura a uno stress eccessivo. Soltanto qualora le cure non dovessero produrre i risultati sperati potrebbe essere presa in considerazione la chirurgia, che al momento non rappresenta però l’ipotesi prioritaria e che comporterebbe comunque tempi di recupero molto più lunghi.

Questo stop potrebbe avere conseguenze anche sul modo in cui Sinner costruirà le proprie stagioni. Insieme al suo team sarà probabilmente necessario ragionare con ancora maggiore attenzione sul calendario, individuando gli appuntamenti realmente prioritari e distribuendoli in maniera più equilibrata. La prima parte del 2026, con una concentrazione importante di Masters 1000 e numerose partite disputate fino alle fasi finali, potrebbe aver contribuito a portare il fisico e la mente del giocatore oltre il limite. Al Roland Garros, del resto, Sinner era apparso particolarmente scarico, uscendo al secondo turno.

Non è quindi escluso che in futuro possa scegliere di giocare meno tornei, oppure semplicemente di inserire pause più lunghe tra un appuntamento importante e l’altro. Una gestione simile è stata presa in considerazione anche da Alcaraz dopo il suo rientro dall’infortunio: lo spagnolo aveva spiegato di voler concedere al proprio corpo maggiori periodi di recupero per evitare di accumulare uno stress eccessivo.

Per quanto riguarda il ritorno in Australia, invece, al momento non ci sono ragioni per dubitare della presenza di Sinner. Lo stop anticipato gli mette davanti diversi mesi nei quali completare le cure, recuperare fisicamente e ricostruire gradualmente la condizione necessaria per affrontare un torneo dello Slam. È possibile che, prima dell’Australian Open, abbia bisogno di un appuntamento di preparazione per ritrovare ritmo e intensità agonistica. Tra le possibilità potrebbe esserci Brisbane, in programma poco prima dello Slam, oppure un altro torneo utile per avvicinarsi all’appuntamento di Melbourne.

La sindrome della bandelletta ileo-tibiale è un problema che interessa una struttura fibrosa particolarmente robusta, che parte dalla zona laterale dell’anca, scende lungo la parte esterna della coscia seguendo il femore e arriva fino alla zona del ginocchio, dove si inserisce sulla tibia. La bandelletta svolge un ruolo importante nei movimenti di flessione e rotazione della tibia. Quando viene sottoposta a tensioni ripetute può entrare in conflitto con la parte laterale del femore, provocando un processo infiammatorio. La struttura può quindi irritarsi e ispessirsi, fino a diventare dolorosa e meno efficiente nel compiere il lavoro per il quale è deputata.

È un disturbo che può interessare diversi sportivi, in particolare quelli sottoposti a continui movimenti e carichi ripetuti. Non riguarda quindi esclusivamente il tennis e può manifestarsi, per esempio, anche nel basket. Nel caso di Sinner, il problema più importante non è tanto la presenza del dolore in sé, elemento con il quale un atleta professionista è abituato a convivere, quanto il fatto che il fastidio abbia iniziato a limitare la prestazione. Continuare a giocare senza risolvere il problema significherebbe infatti sottoporre la struttura a ulteriori sollecitazioni, rendendo più difficile il recupero.

La situazione, però, non deve essere interpretata come una minaccia per la carriera. Non è un’infiammazione di questo tipo a mettere a rischio il futuro di Sinner. La strada da seguire è quella già indicata dai medici: cure, lavoro, progressione dei carichi e soprattutto pazienza. Il sacrificio di chiudere in anticipo la stagione serve proprio a evitare di trasformare un problema gestibile in qualcosa di più serio.

L’obiettivo è dunque uno solo: concedere a Sinner il tempo necessario per tornare completamente sano, senza accelerazioni e senza il rischio di nuove ricadute. Se il recupero procederà secondo programma, l’altoatesino potrà affrontare il nuovo anno con un fisico nuovamente pronto a sostenere gli enormi carichi del tennis ai massimi livelli.