Livorno e Grosseto affrontano una fase economica segnata da transizioni demografiche, produttive e occupazionali. È quanto emerge dal Rapporto strutturale sull’economia delle due province relativo al 2025, presentato il 6 ottobre nella sede livornese della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. L’analisi, realizzata da Federico Doretti e Raffaella Antonini dell’Area studi e ricerche del Centro Studi e Servizi, è intitolata Navigare l’incertezza.
Il quadro delineato tiene conto dell’impatto dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, delle difficoltà nella logistica legate alla crisi del Mar Rosso e del ritorno al protezionismo. A livello nazionale, inoltre, l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e frenato la domanda interna. Nel territorio della Camera di Commercio si registra una lieve diminuzione delle sedi d’impresa, pari allo 0,3%, ma aumentano le unità locali, dell’1,9%, e le società di capitali, del 2,2%.
Settori tra crescita e rallentamenti
Le dinamiche risultano differenti nei comparti produttivi. In agricoltura, oltre il 40% delle imprese investe nella transizione verde; a Grosseto si segnala anche una maggiore attenzione alle tecnologie digitali. Livorno registra una crescita del valore aggiunto del 9%, sostenuta dalle produzioni di eccellenza, mentre Grosseto evidenzia una flessione del 5,1%, attribuita all’aumento dei costi di produzione e alla riduzione delle semine.
Il manifatturiero rallenta, condizionato dai costi logistici e dalle conseguenze della crisi del Mar Rosso, con un ricorso significativo alla Cassa integrazione straordinaria. L’edilizia ha beneficiato delle opere pubbliche legate al PNRR, ma deve fare i conti con il calo dei finanziamenti oltre il breve periodo. Per il 2026 il rapporto prevede una sostanziale stabilità dell’occupazione nel comparto.
I servizi rappresentano circa l’80% della ricchezza prodotta localmente in termini di valore aggiunto, anche se la produttività reale del lavoro è in diminuzione. Il commercio continua a mostrare segnali di difficoltà, compresa la riduzione delle imprese attive. Nel turismo, invece, le due province seguono traiettorie opposte: Livorno cresce del 4,6% nelle presenze, trainata dalle strutture extralberghiere, con una permanenza media di 5,3 notti; Grosseto registra una contrazione dell’11,3% dei flussi complessivi e del 13,3% di quelli stranieri.
Occupazione e cambiamenti demografici
Una sostanziale tenuta riguarda l’artigianato, che conta 12.996 sedi d’impresa: 7.095 a Livorno e 5.901 a Grosseto. La variazione è pari allo 0,1% in meno, un dato migliore rispetto alla Toscana, che registra una flessione dell’1,9%, e all’Italia, ferma a meno 1,4%.
Il rapporto individua nel calo della popolazione in età attiva uno dei principali nodi per il futuro. Il saldo naturale negativo, l’invecchiamento e la partenza di molti residenti, spesso giovani, alimentano un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Prevedono assunzioni il 67,9% delle imprese livornesi e il 72,4% di quelle grossetane, ma risultano difficili da reperire il 43,3% dei candidati a Livorno e il 48,7% a Grosseto.
Le imprese cercano soprattutto operai e tecnici specializzati, mentre molti giovani orientano le proprie scelte verso la stabilità, un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e le professioni intellettuali. Secondo la Camera di Commercio, l’analisi può offrire elementi utili per affrontare le trasformazioni in corso e sostenere occupazione, innovazione e coesione sociale. Il documento è disponibile nella sezione studi e ricerche del sito dell’ente.