Il Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano ha diffuso un avviso rivolto ai cittadini che si trovano all’estero, segnalando un rischio elevato di tentativi di attacco in coincidenza con il terzo anniversario del massacro del 7 ottobre 2023. Il messaggio, rilanciato dall’ufficio del premier e riportato dal Times of Israel, indica nella ricorrenza una data considerata significativa da organizzazioni terroristiche, tra cui l’Iran e i suoi alleati regionali, Hamas e gruppi jihadisti internazionali.
Alle persone israeliane all’estero viene raccomandato di evitare, in particolare, Giordania, Qatar, Somaliland ed Egitto. L’avvertimento si inserisce in un quadro di alta tensione legato anche alle indiscrezioni su possibili azioni di Hamas contro obiettivi israeliani e alla vicinanza delle elezioni fissate per il 27 ottobre.
L’ipotesi di un attacco prima del voto
Il capo dello Shin Bet, David Zini, aveva segnalato il giorno precedente la possibilità che Hamas preparasse un nuovo attacco in concomitanza con le consultazioni o subito dopo. Secondo il premier Benjamin Netanyahu, il movimento palestinese, indebolito dagli scontri, potrebbe tentare di sfruttare le forze ancora disponibili per condizionare l’esito elettorale.
Netanyahu ha dichiarato che Israele è pronto a contrastare l’iniziativa e che, qualora Hamas decidesse di agire, la risposta sarebbe particolarmente dura. Il ministro della Difesa Israel Katz ha inoltre riferito di informazioni di intelligence secondo cui il gruppo potrebbe cercare di colpire le forze israeliane nella Striscia di Gaza proprio nel giorno dell’anniversario.
Lo scenario indicato per la Cisgiordania
Nel corso di una riunione con i ministri, Katz ha parlato anche della Cisgiordania e della possibilità di un conflitto con l’Autorità palestinese. Alle Forze di difesa israeliane, secondo quanto riferito dal quotidiano, sarebbe stato ordinato di prepararsi a uno scenario nel quale elementi jihadisti, le forze di sicurezza dell’Autorità palestinese o l’organizzazione Tanzim potrebbero rivolgere le armi contro coloni e militari israeliani.
Il ministro ha definito l’ipotesi una possibile guerra breve e incisiva, con un cambiamento della situazione sul terreno. In caso di attacchi, ha affermato, Israele potrebbe dichiarare guerra all’Autorità palestinese e avviare un’offensiva basata su un piano già predisposto e approvato da lui e da Netanyahu.
Il piano descritto da Katz prevederebbe l’impiego di truppe di terra, aviazione e mezzi speciali, oltre a operazioni contro funzionari di alto grado, depositi di armi e infrastrutture considerate terroristiche. Tra le misure citate figurano anche trasferimenti su vasta scala della popolazione e interventi nelle città e nei campi profughi, in un’azione che il ministro ha paragonato a quelle condotte a Gaza e in Libano. Le dichiarazioni arrivano a pochi giorni dal voto e sono state riportate dal Times of Israel, che ha sottolineato il carattere esplicito delle posizioni di Katz.