Lombardia

A Bormio il Centro Neve e Valanghe compie 70 anni

Workshop dedicato alle trasformazioni dell’ambiente montano, tra sicurezza, risorsa idrica e adattamento climatico.

Il Centro Regionale Neve e Valanghe di Arpa Lombardia celebra a Bormio il settantesimo anniversario dalla fondazione con il workshop La montagna che cambia. La due giorni riunisce istituzioni, tecnici e operatori del settore per analizzare le trasformazioni dell’ambiente alpino e le conseguenze sui temi della sicurezza, della sostenibilità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.

Ai lavori partecipano il prefetto di Sondrio Anna Pavone, rappresentanti della Regione Lombardia, amministratori locali e i vertici di Arpa Lombardia. Nel corso dell’incontro è stato sottolineato come la neve non rappresenti soltanto un fattore da monitorare per la sicurezza in quota, ma anche una riserva idrica essenziale. Misurare lo spessore del manto e il suo contenuto d’acqua consente di stimare la disponibilità della risorsa nei mesi successivi, con effetti sulla gestione del servizio idrico, sull’agricoltura, sulla produzione idroelettrica e sulla capacità di affrontare i periodi di siccità.

Una rete di monitoraggio estesa alla Lombardia

Il Centro è nato nel 1956 a Bormio, dopo una serie di eventi valanghivi rilevanti e tragici verificatisi nel territorio di Livigno. In origine denominato Centro di Osservazione Neve e Valanghe, era gestito dall’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Sondrio. La struttura è poi passata alla Regione Lombardia e, dal 2003, ad Arpa Lombardia. Oggi fa parte della direzione tecnica Monitoraggi e Prevenzione del Rischio Naturale e opera sull’intero territorio montuoso regionale, esteso per 9.291 chilometri quadrati e suddiviso in dodici zone omogenee.

La rete comprende 47 stazioni nivometeorologiche automatiche e 27 stazioni manuali. A queste si aggiunge il lavoro dei tecnici nivologi, che svolgono in media circa 130 rilievi itineranti ogni anno. Alla raccolta delle informazioni collaborano anche le Guide Alpine della Lombardia, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, il personale tecnico di Enel e diversi comprensori sciistici. I dati permettono di seguire l’evoluzione del manto nevoso e di valutarne le condizioni di stabilità.

Tra i principali risultati dell’attività c’è il Bollettino di Pericolo Valanghe, pubblicato ogni giorno dal 1° dicembre al 30 aprile. Il Centro cura inoltre il Bollettino di Vigilanza Valanghe, utilizzato dalla protezione civile per l’elaborazione delle allerte regionali. La struttura monitora anche 281 siti valanghivi potenzialmente interferenti con infrastrutture e centri abitati e fornisce supporto agli enti locali durante le emergenze. Sul Geoportale della Regione Lombardia sono censiti e aggiornati annualmente 9.192 siti valanghivi.

Neve, acqua e ghiacciai

L’attività prosegue anche al di fuori della stagione invernale. In primavera e in estate vengono realizzate campagne per misurare lo Snow Water Equivalent, cioè la quantità d’acqua contenuta nella neve. Diversi ghiacciai lombardi sono sottoposti a controlli annuali per determinarne il bilancio di massa. Il Centro fornisce inoltre pareri tecnici sul pericolo valanghe a sostegno degli impianti a fune destinati al trasporto delle persone.

I ghiacciai e la loro evoluzione sono al centro della due giorni organizzata a Bormio, che mette a confronto esperienze maturate sulle Alpi e in altri territori montani, fino al Nepal. La giornata conclusiva prevede un’escursione didattica sul sentiero glaciologico del ghiacciaio dei Forni, in Valfurva, con l’obiettivo di collegare le analisi affrontate durante il workshop all’osservazione sul campo.

Nel corso dell’iniziativa è stato evidenziato che il cambiamento climatico sta modificando anche le abitudini dei visitatori. Per il Comune di Bormio, informazione e sensibilizzazione di residenti e turisti sono quindi strumenti centrali per affrontare una fruizione più consapevole della montagna. Dopo settant’anni, il lavoro del Centro continua a basarsi su osservazione, dati, competenze tecniche e collaborazione tra soggetti diversi, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza e la prevenzione dei rischi legati all’ambiente montano.