Alcaraz, che nonostante la recente sconfitta agli Us Open contro Shelton, vanta un fenomenale record di 15 vittorie e appena due sconfitte nelle partite concluse al quinto set, e dice no alle possibili modifiche del format: «Se togliessimo il quinto set negli Slam, finiremmo per cancellare la loro eredità storica perché credo che la loro bellezza risieda proprio in questo. Se eliminassimo questo aspetto e passassimo al meglio dei tre set distruggeremmo il significato stesso dei Major. Perciò non cambierei nulla».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Zverev: «Penso che vincere uno Slam sia una delle cose più difficili proprio perché giochiamo al meglio dei cinque set, altrimenti potremmo semplicemente giocare i Masters 1000. È storia».
Le dichiarazioni del n.2 e del n.3 del mondo si inseriscono tuttavia in una discussione più ampia, legata alla crescente usura del tennis moderno e alla necessità di rendere questo sport più accessibile alle nuove generazioni. A rilanciare il tema, a inizio settembre, è stato Andrew Abdo, nuovo amministratore delegato di Tennis Australia e quindi alla guida dell’organizzazione degli Australian Open: «Forse nel prossimo futuro gli Slam non si giocheranno più al meglio dei cinque set dall’inizio alla fine, forse cambierà il sistema di punteggio».
Tra le possibili soluzioni ci sarebbe quella di disputare la prima settimana al meglio dei tre set, tornando poi al formato tradizionale dagli ottavi, magari riducendo anche la durata dei game attraverso l’abolizione dei vantaggi: «Lo sport è intrattenimento, ma se vogliamo massimizzare il profitto commerciale il prodotto deve evolversi, così come le regole e il formato».
Le polemiche non sono mancate, ma il tema nasce da elementi concreti: incontri sempre più lunghi, temperature elevate e calendari sempre più congestionati rendono necessario interrogarsi su possibili alternative, anche per limitare il rischio di infortuni. Djokovic propone una modifica ancora più radicale: «Bisognerebbe cambiare il formato del punteggio: giocare fino a 4 game per set, possibilmente senza vantaggi all’interno del game, e al meglio dei cinque set. Dobbiamo mantenere le partite in una finestra di due ore. È meglio per tutti».
Un modello già sperimentato alle Next Gen Finals, pensato anche per un pubblico giovane abituato a consumare sport rapidamente attraverso gli highlights sui telefonini. McEnroe suggerisce invece una soluzione intermedia: «Negli Slam lascerei il tre su cinque, ma sostituirei il quinto set con un super tie-break ai 10, una buona via di mezzo».
Di tutt’altro avviso Joao Fonseca: «Il tennis è bello così com’è, non vedo ragioni per cui si debba cambiare». E le ragioni per conservare il formato attuale non mancano. La platea degli appassionati resta in larga parte legata alla tradizione e molte delle partite più ricordate nel tempo sono proprio quelle caratterizzate da battaglie interminabili. Basti pensare alla finale del 2019 a Wimbledon tra Federer e Djokovic: senza il quinto set avrebbe avuto lo stesso significato storico?