Il Tribunale di Bergamo ha annullato il licenziamento per giusta causa di un cinquantenne, dipendente con qualifica di quadro in un’azienda metalmeccanica, che durante un periodo di malattia era stato visto giocare a calcetto. L’uomo, indicato negli atti con il nome di fantasia Mario, riceverà dall’azienda un risarcimento pari a dodici mensilità da 6.000 euro lordi ciascuna.
La vicenda è iniziata nel maggio 2023, quando a Mario è stata diagnosticata una sospetta sclerosi multipla, poi confermata dagli accertamenti. Per le cure si è rivolto alla Neurologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Il cinquantenne, già provato dai problemi di salute del figlio e da una condizione di ansia, ha intrapreso un percorso psicologico e ha usufruito di permessi e periodi di malattia.
Le contestazioni dell’azienda
Durante alcuni giorni di assenza, Mario era andato a giocare a calcetto la sera. L’azienda aveva incaricato un investigatore privato di seguirne gli spostamenti. Il controllo aveva documentato le sue presenze in un centro sportivo, l’ingresso negli spogliatoi, l’uso della divisa e dei guanti da portiere, oltre agli spostamenti successivi verso un birrificio.
Dopo una prima sospensione di due giorni senza retribuzione, disposta nel dicembre 2023, il dipendente era stato licenziato per giusta causa il 14 marzo 2024. Le contestazioni riguardavano in particolare le partite disputate il 6, il 13 e il 20 febbraio, mentre Mario era assente dal lavoro. L’uomo aveva spiegato il proprio stato di salute, ma il datore non aveva modificato la decisione. Assistito dall’avvocato Alessandro Corvino, ha quindi impugnato il provvedimento.
La valutazione del giudice
La giudice Monica Bertoncini ha richiamato il principio secondo cui lo svolgimento di attività sportiva durante la malattia può giustificare il licenziamento soltanto se risulta incompatibile con la patologia o se rischia di rallentare la guarigione. Nel caso esaminato, il medico legale nominato come consulente tecnico d’ufficio ha escluso che il calcetto fosse incompatibile con le condizioni del lavoratore o tale da ritardarne il recupero.
Secondo la consulenza, nelle patologie neurologiche e psichiatriche lo sport può avere effetti favorevoli e contribuire alla qualità della vita delle persone con sclerosi multipla. Mario aveva inoltre riferito che gli psicologi gli avevano consigliato di non isolarsi, di mantenere le relazioni sociali e di continuare le attività capaci di aiutarlo a stare meglio. A gennaio 2024 gli era stata diagnosticata una sintomatologia ansiosa reattiva a situazioni complesse, trattata con farmaci e incontri psicologici.
Il giudice ha invece ritenuto provato che il dipendente avesse abbandonato il posto di lavoro nel pomeriggio del 16 febbraio 2024. L’episodio, ricondotto dall’uomo a un crollo psicologico, è stato considerato contrario agli obblighi lavorativi, ma non abbastanza grave da sostenere il licenziamento. Per questo non è stato disposto il reintegro, mentre l’azienda dovrà corrispondere il risarcimento stabilito. Nel frattempo, Mario ha trovato un nuovo impiego e ha continuato a giocare a calcetto.