Diffida al Comune sulle rette dei nidi: accuse di incassi indebiti

L’ex consigliere Lorenzo Lapucci richiama il portale Simeal e la mancata revisione delle quote durante gli stop del servizio.

Lorenzo Lapucci, ex consigliere comunale, ha depositato una diffida nei confronti del Comune, contestando la gestione delle rette degli asili nido. Al centro del dossier ci sono presunti incassi non dovuti, che sarebbero stati determinati da anomalie del portale informatico Simeal e dall’applicazione rigida delle procedure relative agli Isee.

Secondo la ricostruzione contenuta nella diffida, la quota fissa mensile non sarebbe stata rimodulata durante le chiusure dei servizi disposte per cause di forza maggiore. Lapucci richiama in particolare le sospensioni legate alle allerte meteo e ad altri eventi eccezionali gestiti dall’amministrazione, sostenendo che in questi casi il bando comunale avrebbe previsto una riduzione della somma a carico delle famiglie.

La contestazione sulle chiusure

Nel documento, l’ex consigliere afferma di avere verificato direttamente le attestazioni di pagamento e i documenti contabili relativi alle rette. La sua accusa è che la quota fissa non sia mai stata adeguata in base ai giorni di mancata apertura dei nidi, nonostante le chiusure fossero state stabilite con ordinanza.

La questione riguarderebbe anche il funzionamento del portale Simeal. Durante i blocchi del servizio, secondo Lapucci, il sistema registrerebbe i bambini con la lettera A, indicativa dell’assenza, trattando così la mancata frequenza come una scelta della famiglia. Questa modalità, sostiene l’ex consigliere, non terrebbe conto del fatto che l’interruzione sarebbe stata imposta dall’amministrazione per motivi straordinari.

Il nodo degli Isee

Un ulteriore rilievo riguarda le attestazioni Isee. Lapucci denuncia il rifiuto di aggiornare le tariffe anche quando le famiglie presentano documenti ancora validi e hanno subito una significativa riduzione del reddito, indicata nel dossier come un dimezzamento delle entrate familiari.

La diffida sostiene quindi che, sommando la mancata rimodulazione delle quote durante le chiusure e il mancato adeguamento alle variazioni economiche, il Comune avrebbe incassato migliaia di euro non dovuti nel corso degli anni scolastici. Si tratta, allo stato, delle contestazioni formulate dall’ex consigliere, che richiama l’articolo 5 del bando comunale ritenendo che non sia stato applicato a tutela degli utenti.