Latina (LT)

L’omicidio in viale XXIV maggio, il Giudice che ha firmato l’arresto del 16enne: “Giovane fuori controllo, va subito fermato”

"Se tornasse in libertà potrebbe compromettere irrimediabilmente l'attività investigativa, inquinandola"

L’omicidio in viale XXIV maggio, il Giudice che ha firmato l’arresto del 16enne: “Giovane fuori controllo, va subito fermato”

Sono granitiche le prove sulla responsabilità del minore di 16 anni arrestato per l’omicidio di Ibraim Dibba. Nelle 90 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare il giudice ricostruisce tutte le fase del delitto e le indagini successive motivando la decisione dell’arresto.

L’inquinamento delle prove

“…il particolare contesto di degrado in cui sono avvenuti i fatti, fonda il pericolo per l’acquisizione delle fonti di prova; sono inoltre in corso indagini al fine di rinvenire l’arma del delitto, anche mediante la completa ricostruzione dei movimenti dell’indagato dopo il fatto delittuoso nonché indagini volte a raggiungere la compiuta identificazione di tutti i soggetti che, a vario titolo, abbiano concorso nel grave delitto. La rimessione in libertà dell’indagato potrebbe compromettere irrimediabilmente tale attività investigativa, inquinandola, anche alla luce degli stretti rapporti intercorrenti tra tutti gli indagati e i soggetti comunque coinvolti nella vicenda”.

Il pericolo di fuga

“…se tornasse in libertà, potrebbe commettere altri gravi delitti della stessa specie di quello per cui si procede. Infatti, la gravità dei delitti contestati, la disponibilità di armi da sparo, i precedenti dell’indagato minorenne, le dichiarazioni dei soggetti escussi che fanno riferimento ad una serie di attività criminose in materia di stupefacenti e non, cui sarebbe dedito l’indagato, dimostrano l’elevato rischio che, se libero, commetta altri reati della stessa natura di quello per cui si procede, connotati da violenza alla persona”.

Ragazzo fuori controllo

“…appare evidente che trattasi di giovane assolutamente fuori controllo, e che i familiari non riescono in alcun modo a gestire e contenere, ammesso che vi sia questa intenzione (dalla relazione del CPA emerge l’abbandono scolastico, segno evidente dell’incapacità educativa della madre e dell’assenza del padre, con il quale l’indagato non ha rapporto ed è ristretto in carcere). È ferma convinzione che il ragazzo vada al più presto fermato e adeguatamente contenuto, per interrompere quanto prima la spirale deviante che sembra senza freno e che, considerata la situazione complessiva, non si ritiene possa essere adeguatamente contenuta non solo dalla famiglia, ma neanche da un contesto comunitario”.