Un bambino si è rotto un dente mentre percorreva la ciclopedonale di Rivalta per andare a scuola. La passerella, che collega via Sant’Ambrogio e via Pascal, è chiusa formalmente da circa un anno a causa delle condizioni di deterioramento, ma continua a essere utilizzata da pedoni e ciclisti.
Il Comune aveva vietato il transito sia pedonale sia veicolare con un’ordinanza firmata dal dirigente comunale Paolo Gandolfi il 4 novembre. Il provvedimento era arrivato dopo l’infortunio di una maestra, che si era fatta male mentre accompagnava la propria classe in gita. Inizialmente si pensava che sarebbero bastati pochi giorni per mettere in sicurezza il manufatto, ma i lavori si sono rivelati più complessi del previsto.
La struttura è più compromessa del previsto
Il problema non riguarda soltanto le assi di legno rovinate. Nel corso delle verifiche, infatti, sarebbe emerso che a essere ammalorata è l’intera struttura. L’amministrazione comunale sta quindi predisponendo un progetto per intervenire sulla passerella, mentre il nuovo incidente riporta l’attenzione sui rischi legati al passaggio.
Le transenne collocate il 4 novembre per impedire l’accesso sono state spostate e la ciclopedonale viene ancora attraversata. Sul posto, inoltre, non risulta visibile l’ordinanza e il divieto di transito non sarebbe indicato in modo evidente. A chi non conosce la vicenda, le barriere possono apparire come i resti di un precedente cantiere, senza segnalare chiaramente che il percorso è ancora interdetto.
Un collegamento utile ma non sicuro
Alcuni cittadini continuano a utilizzare la passerella pur conoscendone le condizioni, perché consente di raggiungere il polo scolastico senza dover percorrere la Statale 63. La ciclopedonale rappresenta dunque un collegamento considerato utile per la comunità, ma il suo stato e la rimozione delle transenne espongono chi passa a possibili pericoli.
Il nuovo infortunio riaccende così la discussione sulla necessità di rendere effettivo il divieto e di completare il percorso amministrativo e tecnico necessario alla messa in sicurezza. Nel frattempo, a Reggio Emilia, una struttura formalmente chiusa continua a essere utilizzata quotidianamente, mentre l’intervento definitivo non è ancora stato realizzato.