Il giorno dopo il diniego della Questura alle letture dei bambini allo stadio, l’avvocato Fabio Anselmo ha pubblicato sui social una lettera aperta a Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, i genitori di Federico, morto a Ferrara. Nel testo, Anselmo ripercorre la lunga battaglia della famiglia per ottenere verità e giustizia e riflette su ciò che, a suo giudizio, non è stato sufficiente a chiudere quella vicenda.
«Patrizia, Lino, vi hanno portato via vostro figlio Federico. Avete potuto godervelo solo fino a quando ha compiuto 18 anni. È diventato maggiorenne per morire», scrive l’avvocato in apertura. Il riferimento è alla morte di Federico Aldrovandi, al centro di un procedimento giudiziario che ha portato alla condanna di alcuni agenti di polizia coinvolti.
La battaglia per verità e giustizia
Anselmo ricorda come, 21 anni fa, la famiglia e chi la sosteneva avessero combattuto per accertare i fatti, sottolineando di non avere mai agito contro la Polizia nel suo complesso, ma soltanto contro le persone ritenute responsabili della morte del giovane. Nella lettera critica anche il comportamento di alcuni investigatori, poi processati: uno di loro, scrive, è stato condannato e successivamente dichiarato prescritto, mentre un altro non ha ricevuto una condanna.
Secondo il legale, durante quella fase alcuni sindacati di polizia avrebbero concentrato la propria attività sulla difesa degli agenti coinvolti, definendo calunniatori coloro che sostenevano di avere assistito ai fatti. Anselmo richiama inoltre le proteste e gli applausi rivolti agli imputati nonostante le sentenze di condanna, così come le manifestazioni organizzate a sostegno dei colleghi condannati.
Il ricordo e le scuse mai arrivate
Nella lettera viene ricordato anche il momento in cui l’allora capo della Polizia, Antonio Manganelli, chiese scusa ai genitori dopo le decisioni della magistratura. Per Anselmo, però, neppure quelle scuse furono sufficienti. L’avvocato cita anche la targa dedicata a Federico dall’amministrazione comunale di Ferrara, considerandola un gesto importante ma non risolutivo.
Il riferimento polemico riguarda i sindacati i cui esponenti, osserva Anselmo, siedono oggi in Consiglio comunale nella maggioranza oppure partecipano a iniziative per ragioni di ordine pubblico. A suo giudizio, quelle organizzazioni non hanno mai chiesto scusa alla famiglia e continuano a sostenere che gli agenti coinvolti non abbiano commesso errori.
A corredo del messaggio, l’avvocato ha pubblicato una fotografia risalente agli anni in cui Lino e Patrizia Aldrovandi erano giovani genitori e comparivano insieme ai figli piccoli. Nella parte conclusiva della lettera Anselmo accosta il ricordo di Federico a quello di Stefano, ritenendo che il sacrificio di entrambi meriti un simbolo di amore e speranza.
«Io non sono nessuno per dire questo», scrive infine, riconoscendo di non poter immaginare il dolore della famiglia e confessando un senso di inutilità per ciò che ha fatto. Il messaggio si chiude con un invito a non dimenticare Federico: «Per tutti e non contro nessuno».