Ruben Amorim ha scelto di cambiare approccio. Al Milan non sarà più la squadra a doversi piegare rigidamente alle idee dell’allenatore, ma saranno caratteristiche e necessità dei giocatori a orientare le scelte tattiche. È una delle lezioni apprese dall’esperienza di Manchester, dove l’eccessiva fedeltà ai propri principi aveva finito per condizionare anche la gestione degli uomini.
La conseguenza è un sistema più elastico. La difesa può passare da tre a quattro interpreti senza che questo rappresenti una rinuncia all’identità. Contro il Lecce, per esempio, Gila ha avuto la possibilità di allargarsi sulla destra, garantendo copertura alle spalle di Chukwueze e permettendo all’esterno offensivo di concentrarsi maggiormente sull’attacco. Dall’altra parte Estupinan può arretrare sulla linea dei difensori, soluzione già sperimentata e destinata a essere riproposta.
L’idea è quella di liberare le qualità dei singoli invece di chiedere loro compiti che ne limitino l’efficacia. Con Samu più avanzato, il Milan può così assumere i contorni di un 4-2-3-1, con Pulisic e Saelemaekers a completare la trequarti. Proprio Pulisic è una delle certezze ritrovate: dopo cinque panchine consecutive, è partito titolare contro il Lecce e ha risposto con il gol dell’1-0 e una prestazione convincente.
La concorrenza iniziale aveva favorito Cisse e Loftus-Cheek, con Hutchinson utilizzato anche in Europa League. Amorim ha spiegato di voler premiare chi lavora meglio durante la settimana e Cisse aveva risposto con due gol, ma l’esperienza di Pulisic resta un fattore determinante. Il suo contributo aumenta la qualità del palleggio e offre alla squadra soluzioni che altri interpreti non garantiscono.
Anche Saelemaekers è tornato centrale nei piani del tecnico. L’esterno, protagonista nella scorsa stagione, era rimasto inizialmente ai margini del nuovo progetto, ma ora può essere impiegato sia sulla trequarti sia più indietro, con compiti da esterno a tutta fascia. Il suo ritorno completa una struttura offensiva nella quale Ramos resta il riferimento avanzato.
Le gerarchie sembrano quindi più definite, anche se i giovani non saranno esclusi. Il calendario impone rotazioni: nove partite in 29 giorni tra una sosta e l’altra richiederanno l’intervento di tutta la rosa. Ma per gli appuntamenti più delicati Amorim sembra orientato ad affidarsi maggiormente ai giocatori con maggiore esperienza.
È soprattutto il centrocampo a rappresentare il cuore del nuovo Milan. Modric e Rabiot, dopo diverse prove e combinazioni, sono tornati a formare la coppia di riferimento. La partita contro il Benfica, con il croato rimasto in panchina per tutti i 90 minuti, ha mostrato quanto possa pesare la sua assenza. Luka è considerato indispensabile per la qualità nella gestione del pallone, mentre Rabiot garantisce equilibrio, interdizione e collegamento tra i reparti.
Le caratteristiche di Musah e Jashari restano preziose, soprattutto per intensità e capacità di recuperare il possesso, ma la coppia Modric-Rabiot offre un livello di esperienza e completezza che Amorim sembra voler sfruttare maggiormente. Modric non ha la struttura per sostenere continuamente un pressing feroce, ma compensa con una gestione del pallone di altissimo livello. Rabiot, invece, può coprire una porzione enorme di campo.
Il nuovo Milan parte quindi da una certezza: il sistema non è più un dogma. Amorim vuole costruire l’assetto attorno alle qualità dei suoi uomini, e in questo momento il punto di riferimento del centrocampo ha soprattutto due nomi.