Ravenna (RA)

A Ravenna una rete di sostegno per i caregiver familiari

Il gruppo La Pigna chiede servizi accessibili, supporto continuativo e riconoscimento dell’esperienza maturata.

A Ravenna, il gruppo La Pigna ha presentato un progetto dedicato ai caregiver familiari, con l’obiettivo di accompagnare, formare e valorizzare chi assiste quotidianamente una persona fragile. Le proposte sono state illustrate il 24 settembre 2026 a palazzo Merlato, durante un incontro al quale hanno partecipato operatori, istituzioni e quattro persone con esperienza diretta di assistenza.

Tra gli interventi ipotizzati c’è l’apertura di uno sportello dedicato, con orari il più possibile ampi, oltre all’attivazione di percorsi di formazione e alla costruzione di una rete territoriale. Il punto di riferimento dovrebbe fornire informazioni sui servizi disponibili, indicare i percorsi da seguire e offrire sostegno nei momenti di maggiore difficoltà. L’orario indicativo proposto è dalle 8 alle 20, con la prospettiva di arrivare, se le esigenze dell’utenza lo rendessero necessario, a un servizio attivo ventiquattro ore su ventiquattro.

Formazione e competenze

Emily Tassinari, fisioterapista domiciliare dell’Ausl Romagna, ha sottolineato la necessità di superare il semplice riconoscimento formale del ruolo del caregiver e di costruire risposte concrete. Chi assiste una persona non autosufficiente deve poter sapere a chi rivolgersi, ricevere indicazioni corrette ed essere preparato alle attività quotidiane richieste dall’assistenza.

Un altro tema riguarda le competenze maturate durante gli anni di cura. Secondo la proposta, chi ha assistito a lungo un familiare può avere sviluppato conoscenze e capacità significative, che non dovrebbero andare perdute quando il percorso assistenziale si conclude. Per questo viene indicata la possibilità di creare percorsi formativi strutturati, fino alla certificazione delle competenze acquisita, con una spendibilità anche nel mondo del lavoro.

Le esperienze delle famiglie

Durante l’incontro sono state ascoltate le testimonianze di quattro caregiver. Anna Rita Montanari, che vive in carrozzina da 41 anni, ha raccontato la propria esperienza di assistenza alla madre anziana, soffermandosi in particolare sui costi che le famiglie devono sostenere quando diventa necessario ricorrere a una struttura per una persona anziana o non autosufficiente.

Stella Eva Heath, caregiver della figlia, ha evidenziato la solitudine che può seguire una diagnosi di grave disabilità. Le famiglie si trovano spesso a dover individuare autonomamente servizi, procedure e diritti, affrontando nello stesso tempo gli aspetti sanitari, assistenziali, burocratici e sociali della situazione.

Manuela Minguzzi, infermiera in pensione e caregiver da 49 anni della figlia, con disabilità dalla nascita e costretta in carrozzina, ha posto l’attenzione sui tempi di attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici. La sua esperienza ha richiamato anche il rischio che l’assistenza continuativa lasci poco spazio alla vita personale, al lavoro, alle relazioni e alla cura della propria salute.

Gabriele Villa, caregiver del figlio autistico, ha infine collegato il sostegno alle famiglie alla prevenzione sanitaria. Anni di stress, responsabilità costante, mancanza di riposo e assenza di momenti di sollievo possono incidere sulla salute fisica e psicologica di chi assiste. Il messaggio emerso è che sostenere oggi il caregiver può evitare che domani il sistema debba affrontare anche la sua malattia.

La figura del caregiver familiare è stata riconosciuta formalmente in Emilia-Romagna con la legge regionale numero 2 del 2014. La proposta presentata a Ravenna punta ora a trasformare quel riconoscimento in servizi concreti, formazione, valorizzazione delle competenze e misure capaci di tenere conto del carico personale e lavorativo sostenuto dalle famiglie.