Davide Van De Sfroos ha costruito gran parte del proprio percorso artistico sul rapporto con le radici, il territorio e la lingua della sua terra. Cantautore, scrittore e narratore, ha fatto del lago di Como e del dialetto della Tremezzina il centro riconoscibile di una produzione che comprende musica, libri, progetti dedicati al territorio e spettacoli teatrali.
Per l artista comasco, però, il dialetto non può essere trattato come un reperto da conservare immobile. La lingua trasmessa da padri e nonni, nella sua visione, deve rimanere collegata alla realtà contemporanea e continuare a confrontarsi con i suoni del presente. Il rischio, altrimenti, è quello di trasformarla in una tradizione separata dalla vita quotidiana, privata della possibilità di evolversi.
Una lingua aperta alle contaminazioni
È da questa impostazione che nasce il suo modo di intendere il folk, profondamente legato a un angolo della Lombardia ma aperto a influenze diverse. Nel suo percorso trovano spazio rock, blues, reggae e punk, insieme alle musiche d oltre oceano. La contaminazione non viene quindi considerata una minaccia per l identità, ma uno strumento per mantenerla attuale e comprensibile, evitando che il passato diventi una semplice rappresentazione folkloristica.
La riflessione sulle radici si lega anche all idea di terra. Van De Sfroos si descrive come un uomo della terra, intesa soprattutto come madre e come luogo conosciuto concretamente da chi l ha lavorata. Il riferimento è alle persone che vi hanno affondato mani, piedi e volto, imparando a riconoscere erba, alberi, fango, pietre e acqua. Un sapere pratico, maturato nel rapporto diretto con l ambiente, che si accompagna alla capacità di guardare il cielo come qualcosa di ancora misterioso.
In questa prospettiva, le radici non sono un richiamo astratto a un tempo concluso, ma qualcosa che continua a cercare nutrimento. L immagine scelta dall artista è quella di un albero che, per vivere, ha bisogno di acqua e sali minerali: se viene separato dalla terra e appoggiato sul cemento, finisce per mummificarsi. Allo stesso modo, una cultura chiusa nella nostalgia rischia di perdere il contatto con il presente.
Il legame con il territorio, infine, non dovrebbe trasformarsi in una barriera. L orgoglio per la propria appartenenza, secondo Van De Sfroos, può diventare esasperazione quando si traduce nella difesa rigida di un identità. Da qui l avvertimento a non diventare ultrà di qualcosa e a non usare le proprie radici per tenere lontano persino il vicino. L appartenenza, per restare viva, deve dunque convivere con apertura, scambio e capacità di ascolto.