Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha respinto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite le accuse rivolte a Teheran dagli Stati Uniti. «Non siamo terroristi, ma vittime», ha dichiarato nel suo intervento, mentre la delegazione statunitense ha lasciato l’aula. Le parole del leader iraniano si inseriscono in una fase di forte tensione tra i due Paesi, segnata da minacce e contatti indiretti.
La risposta alle minacce di Trump
Le dichiarazioni di Pezeshkian sono arrivate dopo le minacce pronunciate dal presidente americano Donald Trump direttamente dal podio dell’Assemblea generale. A quelle parole hanno replicato i vertici militari iraniani, che hanno annunciato una risposta ancora più dura in caso di nuove aggressioni.
Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Quartier Generale Centrale Khatam al-Anbiya, indicato come la più alta unità di comando operativo della Repubblica islamica, hanno avvertito che il Paese è pronto a infliggere agli aggressori colpi «ancora più duri, devastanti e imprevedibili». La dichiarazione è stata diffusa su Telegram dalla televisione iraniana Press Tv.
I colloqui attraverso un mediatore
Sul fronte diplomatico, Teheran ha precisato che i colloqui con gli Stati Uniti non si svolgono in modo diretto. I contatti, secondo quanto riferito dalla parte iraniana, avvengono tramite un mediatore qatariota. Le condizioni di Teheran sarebbero già state comunicate, ma il testo non fornisce ulteriori dettagli sui contenuti delle richieste né sull’andamento dei negoziati.
Nel quadro degli sviluppi militari regionali, alcuni media iraniani hanno riferito dell’abbattimento di un drone di ricognizione armato saudita da parte delle forze yemenite. Il velivolo sarebbe stato colpito sopra Al-Mukha, nella provincia di Taiz, sulla costa occidentale dello Yemen. La notizia è stata attribuita all’agenzia iraniana Irna.
La giornata internazionale è stata inoltre caratterizzata dalle notizie sulla ricostruzione di Gaza. Il Board of Peace avrebbe presentato un primo piano dal valore di 2,4 miliardi di dollari. Si tratta di un ulteriore dossier collegato alla crisi mediorientale, distinto però dal confronto diretto tra Iran e Stati Uniti e dalle minacce scambiate nelle ultime ore.