Montale (PT)

Sinistra Italiana: a Montale si poteva fare il referendum

Il partito contesta la scelta del Consiglio comunale e propone un quesito limitato alle competenze esercitate nell’Ato.

Il referendum consultivo sull’inceneritore si sarebbe potuto svolgere, ma sarebbe mancata la volontà politica di renderlo possibile. È la posizione sostenuta da Sinistra Italiana in un documento nel quale vengono analizzati gli aspetti giuridici e politici legati alla consultazione. Al centro del confronto c’è la possibilità per i cittadini di esprimersi su una materia che coinvolge il Comune di Montale e le decisioni assunte all’interno dell’Ato.

La vicenda nasce dalla decisione del Consiglio comunale, che ha respinto a maggioranza l’ipotesi di indire il referendum. Secondo l’interpretazione richiamata dall’amministrazione, la consultazione non sarebbe stata attuabile sulla base delle normative vigenti, perché il Comune non dispone di una competenza esclusiva sull’inceneritore. Inoltre, la legge escluderebbe il ricorso al referendum per materie considerate di carattere sovracomunale.

Il nodo delle competenze

Al posto del referendum, il Consiglio comunale ha scelto di promuovere una consultazione popolare, o consultazione pubblica. Sinistra Italiana contesta però il modo in cui è stata affrontata la questione. Nel documento, il partito sostiene che l’assenza di una competenza esclusiva non avrebbe dovuto essere considerata un ostacolo definitivo, ma un problema da risolvere attraverso una formulazione adeguata del quesito.

Secondo Sinistra Italiana, il divieto avrebbe riguardato un quesito direttamente riferito alla chiusura dell’inceneritore, poiché una simile decisione coinvolgerebbe anche altri Comuni. Per superare il limite, sarebbe stato possibile chiedere ai cittadini di esprimersi sull’indirizzo politico che Montale è chiamato ad assumere in sede di Ato, evitando di sottoporre al voto una decisione non riconducibile esclusivamente all’ente locale.

La proposta di Sinistra Italiana

La soluzione indicata dal partito è quindi quella di un referendum di indirizzo, concentrato sulle decisioni che il Comune può assumere autonomamente nell’ambito dell’Ato. In questa prospettiva, il quesito non avrebbe avuto come oggetto formale la chiusura dell’impianto, ma la posizione che l’amministrazione comunale dovrebbe sostenere nel procedimento e negli organismi di competenza.

Sinistra Italiana ritiene che questa impostazione avrebbe consentito di rispettare i vincoli normativi e, nello stesso tempo, di permettere ai cittadini di pronunciarsi su un tema considerato importante per la comunità. La formazione politica accusa quindi la maggioranza di aver trasformato un problema giuridico in un argomento definitivo contro il referendum, invece di cercare una formulazione capace di conciliare le regole con l’obiettivo della partecipazione popolare.