I Testimoni di Geova modificano la propria posizione sull’impiego del sangue nelle cure mediche. Per la prima volta, secondo quanto riferito da La Stampa, i membri della confessione religiosa potranno donare e ricevere trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Resta esclusa la possibilità di ricevere sangue intero che non appartenga al paziente.
La novità è contenuta nel provvedimento intitolato 2026 Governing body update #6, presentato come il sesto aggiornamento dell’anno pubblicato dal corpo direttivo dell’organizzazione. Il contenuto è stato diffuso anche attraverso un video disponibile in diverse lingue, con indicazioni rivolte ai fedeli di tutto il mondo.
La decisione affidata al singolo
Nel messaggio viene ribadito che la vita e il sangue sono considerati sacri. Allo stesso tempo, il documento riconosce che i progressi della medicina hanno sollevato nuove domande sull’uso del sangue durante gli interventi chirurgici e nel percorso di cura. Su questo punto, l’indicazione non stabilisce più un divieto generale per le componenti ematiche elencate.
Ogni cristiano, si legge nel provvedimento, dovrà quindi valutare autonomamente se accettare o meno queste pratiche in ambito chirurgico e per le cure mediche. La possibilità riguarda sia la ricezione sia la donazione di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, mentre il sangue intero altrui continua a essere escluso.
Il riferimento biblico
La nuova impostazione viene motivata anche attraverso un riferimento al Nuovo Testamento, in particolare alla Lettera di San Paolo ai Galati. Il passaggio citato è quello secondo cui ciascuno porterà il proprio fardello: un principio utilizzato per sostenere che, su una scelta personale legata alle cure, ogni fedele possa assumersi la responsabilità della propria decisione.
Il divieto delle trasfusioni era da tempo uno degli aspetti più controversi della dottrina dei Testimoni di Geova. La regola aveva infatti inciso sull’accesso a importanti trattamenti medici e chirurgici. L’aggiornamento interviene su questo punto, lasciando ai singoli la valutazione sull’utilizzo di alcune componenti del sangue, senza eliminare ogni distinzione prevista dall’organizzazione.