Toscana

Arno, fare il bagno è possibile ma servono controlli

Qualità migliorata, ma piogge, scarichi e nutrienti possono alterare i parametri

Tornare a fare il bagno nell’Arno non è un’ipotesi del tutto irrealistica, ma richiederebbe verifiche costanti e un controllo rigoroso delle condizioni del fiume. A sostenerlo sono Andres Lasso, biologo e attivista ecologista fiorentino, e Federico Gasperini, direttore di Legambiente Toscana. Il tema riguarda soprattutto Firenze, dove fino a qualche decennio fa i residenti cercavano refrigerio nel corso d’acqua durante i mesi più caldi.

Secondo gli esperti, in alcuni tratti la situazione potrebbe essere oggi migliore rispetto al passato. Tuttavia, la possibilità di una fruizione balneare non dipende soltanto dall’aspetto visivo dell’acqua. Servirebbero controlli sistematici sulle immissioni e sugli scarichi, compresi quelli abusivi, oltre a un monitoraggio affidato alle autorità competenti con il sostegno del Comune.

Come si valuta la qualità dell’acqua

La balneabilità di un fiume viene valutata attraverso parametri analoghi a quelli utilizzati per il mare. Tra gli elementi osservati ci sono i coliformi totali e fecali, la cui presenza può aumentare in relazione al funzionamento dei depuratori, all’organizzazione degli scarichi e alle condizioni meteorologiche.

Le piogge intense possono modificare rapidamente l’equilibrio del corso d’acqua. Durante rovesci particolarmente forti, infatti, nel fiume si mescolano le acque ordinarie con quelle piovane. Anche un tratto che in condizioni normali potrebbe risultare compatibile con la balneazione può quindi registrare, per alcuni giorni, livelli di coliformi non idonei.

Periodi più caldi e asciutti potrebbero apparire teoricamente più favorevoli, ma anche una portata ridotta e un’acqua troppo ferma presentano criticità. In presenza di un eccesso di nutrienti provenienti, per esempio, da aree agricole, possono svilupparsi fioriture algali. Alcuni ceppi, ha spiegato Lasso, potrebbero produrre tossine non letali per l’uomo, ma potenzialmente irritanti o urticanti.

Monitoraggio e differenze lungo il fiume

Per capire quanto l’Arno sia vicino o distante da una possibile balneabilità sarebbe necessario un controllo dei campioni non necessariamente quotidiano, ma costante e continuativo. Un ruolo centrale dovrebbe spettare ad Arpat e agli altri soggetti incaricati, mentre il Comune potrebbe sostenere l’attività di verifica.

Andrebbe inoltre valutato con attenzione ciò che arriva nel fiume dai campi coltivati e dai ruscelli. Azoto, potassio e fosfati, se presenti in quantità eccessive, possono favorire la crescita delle alghe e modificare la qualità dell’acqua. Anche il punto del corso d’acqua preso in considerazione è rilevante: in linea generale, procedendo verso monte, le condizioni possono essere migliori. Da qui il confronto indicato dall’attivista: in teoria, l’acqua potrebbe essere più favorevole a Firenze che a Pisa, anche se ogni tratto dovrebbe essere analizzato singolarmente.

Il recupero di un rapporto più diretto tra i fiorentini e l’Arno richiederebbe infine anche un cambiamento culturale. La presenza della spiaggia sotto piazza Poggi aveva riavvicinato la popolazione al fiume, ma oggi l’eventuale ritorno alla balneazione resta subordinato alla sicurezza, ai controlli e alla conoscenza puntuale delle condizioni dell’acqua.