Viterbo (VT)

Case vuote e studenti: la sfida per ripopolare il centro di Viterbo

L’ateneo dispone di 147 posti letto, mentre l’autorecupero può aiutare a trasformare gli immobili inutilizzati in nuove abitazioni.

Una città può conservare monumenti, restaurare piazze e organizzare manifestazioni, ma continuare a perdere abitanti. Il centro storico, però, non si misura soltanto dal numero di persone presenti il sabato sera: vive soprattutto quando qualcuno compra il pane il lunedì mattina, accompagna un bambino a scuola, porta fuori il cane o accende una luce dopo cena. Da questa considerazione nasce la necessità di collegare il tema degli immobili vuoti a quello dell’abitare quotidiano.

Nel caso di Viterbo, una delle risorse disponibili è rappresentata dall’Università della Tuscia, radicata nel territorio e frequentata da migliaia di giovani. Le due residenze universitarie indicate dall’ateneo, a San Sisto e in via Cardarelli, offrono complessivamente 147 posti letto: 65 nella prima struttura e 82 nella seconda. Agli studenti che scelgono un immobile nel centro storico viene inoltre riconosciuto l’abbonamento annuale gratuito al trasporto pubblico locale.

Un patrimonio da rimettere in uso

Numeri e strumenti suggeriscono la possibilità di utilizzare una parte del patrimonio inutilizzato per aumentare l’offerta abitativa, senza trasformare il centro in un grande dormitorio universitario e senza allontanare i residenti. L’ipotesi non è quella di concentrare centinaia di studenti in un unico edificio, ma di recuperare appartamenti distribuiti nei quartieri e rimettere in funzione piccoli immobili oggi chiusi.

Lo stesso modello potrebbe riguardare giovani lavoratori, coppie che non possono ancora acquistare casa, persone trasferite temporaneamente e famiglie alla ricerca di un canone compatibile con il proprio reddito. Il nodo principale resta l’incontro tra proprietari che spesso non intendono sostenere lavori rilevanti e potenziali inquilini che non sono in grado di pagare contemporaneamente ristrutturazione e affitto.

Tra gli strumenti previsti dalla legislazione regionale figura l’autorecupero, un meccanismo nel quale intervento pubblico, cooperazione tra assegnatari e proprietario possono concorrere alla rimessa in uso degli immobili. Le opere possono essere ripartite tra i soggetti coinvolti e gli investimenti sostenuti dagli utilizzatori possono essere scomputati secondo le regole stabilite dalla convenzione. La normativa regionale assegna inoltre priorità agli immobili situati nei centri storici.

Selezionare gli interventi sostenibili

L’autorecupero non rappresenta una soluzione automatica. Non tutti gli edifici sono adatti: i costi strutturali possono essere elevati, i vincoli complessi e l’accessibilità di molti fabbricati medievali costituisce un problema concreto. Per questo sarebbe necessario selezionare gli immobili sui quali l’operazione può risultare sostenibile dal punto di vista economico.

Il censimento potrebbe diventare uno strumento operativo, una sorta di mercato trasparente del recupero. Dovrebbe distinguere gli appartamenti immediatamente utilizzabili, quelli che richiedono lavori limitati, gli immobili sui quali applicare l’autorecupero e quelli che, almeno nel breve periodo, non presentano condizioni economiche sostenibili.

Il beneficio non sarebbe soltanto abitativo. Cinquanta appartamenti nuovamente occupati potrebbero significare circa cento persone che acquistano beni, utilizzano servizi e frequentano il quartiere durante tutto l’anno. Cento appartamenti potrebbero invece portare duecento o più residenti temporanei o permanenti, con effetti anche sull’economia delle strade. Un alimentari, una lavanderia, una cartoleria o un piccolo locale dipendono infatti dalla presenza quotidiana delle persone, non soltanto da chi visita un edificio o partecipa a un evento.

Turismo e manifestazioni restano importanti, ma non possono sostituire l’abitare. Un centro nel quale si entra per assistere a un appuntamento e si esce subito dopo rimane fragile; un centro nel quale si torna a vivere genera una domanda stabile di servizi e attività. Recuperare le case vuote significa quindi intervenire contemporaneamente su politica abitativa, università, commercio e rigenerazione urbana.