Chieri (TO)

Sorrentino vince la causa sul Chieri Calcio, ma il rimborso è incerto

L’ex estremo difensore reclama 150mila euro dopo l’accordo sulle garanzie bancarie, mentre le verifiche patrimoniali complicano l’esecuzione

Stefano Sorrentino, ex portiere e figura legata al Chieri Calcio, ha ottenuto una pronuncia favorevole in tribunale nell’ambito della controversia sui debiti collegati alla società. Il presidente attuale del club, Claudio Bello, è stato condannato a versargli 150mila euro, ma il riconoscimento del credito non avrebbe ancora portato all’effettivo recupero della somma.

La vicenda riguarda un finanziamento bancario da 130mila euro. Secondo quanto ricostruito, Sorrentino sarebbe stato inseguito dagli istituti di credito per il pagamento dell’esposizione e avrebbe quindi cercato di rivalersi sui responsabili attraverso la procedura dei pignoramenti. L’obiettivo è ottenere il risarcimento stabilito dal giudice, dopo che gli impegni assunti sul fronte delle garanzie bancarie non sarebbero stati rispettati.

L’accordo sulle garanzie

Il passaggio centrale della controversia risale al 2023, quando sarebbe stato sottoscritto un accordo scritto relativo alle garanzie del finanziamento. L’intesa avrebbe dovuto disciplinare gli obblighi delle parti, ma, secondo la ricostruzione alla base del procedimento, non sarebbe stata rispettata. Da qui la decisione di ricorrere alla giustizia per ottenere il riconoscimento delle somme sostenute e il successivo risarcimento.

La sentenza ha dunque fissato l’importo dovuto a Sorrentino, ma la fase esecutiva si presenta complessa. Le verifiche sui beni riconducibili a Bello avrebbero evidenziato conti privi di disponibilità e una situazione patrimoniale difficile da aggredire. Tra gli elementi esaminati ci sarebbe anche una casa che, secondo quanto riportato, non risulterebbe più individuabile nelle visure consultate.

Il rischio di non recuperare la somma

Per l’ex portiere, la condanna rappresenta il riconoscimento delle proprie ragioni sul piano giudiziario, ma non coincide ancora con l’incasso del denaro. Il nodo resta infatti la disponibilità di beni o risorse sui quali procedere, attraverso i pignoramenti, per dare concreta attuazione alla decisione del tribunale.

La vicenda si sviluppa quindi su due piani distinti: da una parte l’esito del procedimento, che ha imposto a Claudio Bello il pagamento di 150mila euro; dall’altra la ricerca di un patrimonio aggredibile per recuperare il credito. Al momento, sulla base delle informazioni disponibili, le verifiche effettuate non avrebbero offerto garanzie sufficienti sull’esito della riscossione.