Due film molto diversi per tono e ambizioni vengono messi a confronto in questa doppia recensione: Mutiny di Jean-François Richet, indicato come titolo da vedere, e The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, giudicato invece da evitare. Il primo sceglie la strada dell’azione senza particolari pretese filosofiche; il secondo punta su un dramma sentimentale e psicologico che, secondo la valutazione proposta, finisce per risultare lento e inconcludente.
Un action movie costruito sul ritmo
Mutiny si apre a Bangkok, dove un industriale miliardario resta vittima di un attentato. A cercare i responsabili è la sua guardia del corpo, un ex soldato britannico disposto a tutto pur di vendicare il datore di lavoro. La caccia lo porta anche a salire a bordo di una nave popolata da malviventi, in un percorso che diventa il centro della vicenda.
Il film, interpretato da Jason Statham, viene apprezzato per la capacità di mantenere alta l’attenzione dall’inizio alla fine. La recensione sottolinea la presenza scenica dell’attore e la regia sicura di Richet, cineasta francese già associato al recente The Plane, interpretato da Gerard Butler. La pellicola viene così descritta come un’opera semplice e lineare, interamente orientata verso il movimento, gli scontri e la ricerca dei colpevoli.
Il dramma sentimentale di Pallaoro
Di segno opposto è The Echo Chamber, ambientato a Londra e incentrato su Leo, un produttore discografico depresso che soffre di forti dolori alla schiena. Per affrontare il problema ricorre alla fisioterapia e durante questo percorso incontra Anne, una donna attraente con la quale nasce una relazione sentimentale tormentata.
Il rapporto tra i due viene sviluppato attraverso la cosiddetta parabola del porcospino, indicata nella recensione come uno dei passaggi meno riusciti e involontariamente comici del film. Nei ruoli principali ci sono Luca Marinelli e Alicia Vikander, affiancati da Susan Sarandon. Il soggetto nasce da un’idea di Bernardo Bertolucci e l’intera storia è stata girata all’interno di un appartamento.
Proprio la scelta di concentrare la narrazione in un unico ambiente, insieme al tono costantemente doloroso della vicenda, contribuisce secondo il giudizio espresso a rallentare il racconto. Le due ore di durata vengono percepite come un tempo ancora più lungo, mentre la storia d’amore non riuscirebbe a trovare uno sviluppo davvero incisivo. Il risultato è quindi contrapposto a quello di Mutiny: efficace e diretto il film di Richet, faticoso e privo di una conclusione soddisfacente quello di Pallaoro.