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Otto arresti in Brasile, coinvolta la famiglia Assisi

Gli investigatori attribuiscono ai familiari dei capi detenuti la continuità di undici spedizioni, con sequestri superiori a 4,6 tonnellate.

Otto ordinanze di custodia cautelare e cinque decreti di perquisizione sono stati eseguiti in Brasile nell’ambito dell’operazione Eredità, coordinata dalla procura di Torino e condotta dalla polizia federale brasiliana insieme ai carabinieri del Ros. Tra le persone coinvolte figura Paula Simoes, moglie di Patrick Assisi, ritenuto uno dei vertici della ’ndrangheta piemontese e già arrestato insieme al fratello Nicola.

I provvedimenti sono stati eseguiti il 17 settembre 2026 in diverse località brasiliane: Palhoça, nello Stato di Santa Catarina, e San Paolo, São Caetano, Santos e Americana, nello Stato di San Paolo. Secondo l’ipotesi investigativa, familiari e persone di fiducia dei boss detenuti avrebbero assunto il controllo delle attività legate al narcotraffico in Sud America, mantenendo i rapporti con fornitori e operatori incaricati della logistica e della gestione finanziaria delle spedizioni.

La continuità delle rotte

L’inchiesta sostiene che, dal 2019, il gruppo avrebbe garantito la prosecuzione dei traffici attraverso il mantenimento delle rotte, dei sistemi finanziari e della rete di contatti già utilizzati dagli esponenti mafiosi arrestati. La cocaina sarebbe stata stoccata in Brasile e organizzata per la successiva esportazione verso l’Europa, con destinazioni finali in diversi Paesi, tra cui l’Italia.

Gli accertamenti hanno collegato alla struttura criminale almeno 11 sequestri di cocaina effettuati tra il 2019 e il 2020, per un quantitativo complessivo superiore a 4,6 tonnellate. Tra le partite individuate figura anche un carico di circa 2,2 tonnellate, presente in Brasile al momento degli arresti del 2019 e che, secondo gli investigatori, sarebbe stato successivamente movimentato dalla rete riorganizzata.

Le comunicazioni criptate

Le indagini sono partite anche dall’analisi del materiale raccolto in precedenti operazioni contro la ’ndrangheta e il narcotraffico, tra cui l’inchiesta Samba, che ha già portato a otto condanne in primo grado, con pene fino a diciotto anni di carcere. Gli investigatori hanno esaminato anche le comunicazioni del gruppo, che avrebbe utilizzato piattaforme criptate per eludere i controlli.

La rete, secondo l’accusa, si sarebbe inoltre avvalsa di intermediari finanziari specializzati nel trasferimento clandestino di capitali a livello internazionale. Gli incassi del narcotraffico sarebbero stati occultati attraverso sistemi informali di compensazione finanziaria, società di comodo, investimenti immobiliari e acquisti di beni di elevato valore. Le contestazioni dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento.