L’inchiesta sui presunti certificati anti-Cpr si è estesa da Ravenna ad altre otto città italiane. Ieri mattina sono state eseguite perquisizioni locali, personali e informatiche a Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, nell’ambito degli accertamenti coordinati dalla Procura ravennate.
La richiesta alla Procura
Nel giorno dell’allargamento dell’indagine, Medici senza frontiere ha rivolto una richiesta precisa agli inquirenti: acquisire agli atti il Giuramento di Ippocrate. Per l’organizzazione umanitaria, il richiamo al documento rappresenta un modo per sottolineare i principi di indipendenza e responsabilità che guidano l’attività medica.
La richiesta, spiegano da Msf, è anche un gesto di solidarietà nei confronti dei medici e delle mediche indagati. Secondo Chiara Montaldo, infettivologa e responsabile medica dell’organizzazione, chi esercita la professione deve agire secondo scienza e coscienza, nell’interesse esclusivo della salute delle persone e senza condizionamenti esterni.
Il ruolo dei medici nei Cpr
Nel suo intervento, Montaldo ha richiamato il principio del primum non nocere, indicato come cardine della pratica medica. La responsabile di Msf sostiene che nei Centri di permanenza per il rimpatrio il diritto alla salute sia compromesso e definisce queste strutture un sistema patogeno, nel quale le persone possono ammalarsi e i diritti risultano, a suo giudizio, ripetutamente lesi.
L’organizzazione chiede quindi che ai professionisti venga riconosciuta la libertà di svolgere il proprio ruolo tutelando ogni paziente, a prescindere dalla sua condizione. La posizione è stata espressa mentre l’indagine procede in più città e dopo l’esecuzione degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria. La notizia è stata riferita dall’Adnkronos.