Emilia-Romagna

Linea Bologna-Castel Bolognese, comitati: confronto tardivo

Al tavolo del Mit valutate ipotesi alternative per merci e collegamenti, mentre il progetto definitivo è atteso entro dicembre.

Il quadruplicamento ferroviario tra Bologna e Castel Bolognese entra in una fase decisiva. L’intervento prevede una nuova linea a doppio binario lunga circa 39 chilometri, progettata secondo standard di Alta velocità e Alta capacità. L’obiettivo è potenziare la direttrice Adriatica, in particolare per il traffico merci, migliorando i collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese lungo il corridoio europeo Scandinavo-Mediterraneo della rete Ten-T.

Il confronto con le comunità interessate, però, dovrebbe iniziare soltanto dopo la pubblicazione del Progetto di fattibilità tecnico-economica elaborato da Rfi. Il progetto definitivo è atteso entro dicembre. Una tempistica contestata dal Coordinamento dei comitati contrari all’opera, secondo il quale i margini per intervenire sulle scelte progettuali sarebbero ormai ridotti.

Il tavolo tecnico al ministero

Il 10 settembre, nella sede del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a Roma, si è svolto il tavolo tecnico promesso dal ministro Matteo Salvini il 19 maggio. L’incontro è stato coordinato da Elisabetta Pellegrini, responsabile della struttura tecnica di missione del Mit. Hanno partecipato i tecnici di Rfi, gli ingegneri Menta, De Rinaldis, Bruni e Bonincontri, i rappresentanti del Coordinamento Armando Martignani e Paola Lanzon e gli esperti indipendenti Giuseppe Alfonso Cassino, Pietro Spirito, Eugenio Milizia e Marco Spinedi.

Martignani ha attribuito all’iniziativa del Coordinamento il raggiungimento, per la prima volta, di un confronto tecnico diretto tra le parti. Il giudizio sull’esito della riunione è tuttavia critico. Secondo il presidente del Coordinamento, alle argomentazioni presentate dagli esperti indipendenti Rfi avrebbe contrapposto affermazioni autoreferenziali sulla validità delle proprie scelte progettuali.

Le ipotesi per il traffico merci

Per Martignani, dal tavolo romano sarebbe emersa la sensazione che per le istituzioni sia ormai tardi per discutere l’opportunità di realizzare l’opera. Il riferimento è anche all’audizione svolta a giugno nella Commissione di Bologna, durante la quale sarebbe stato indicato che la questione non riguarda più se costruire la linea, ma dove collocarla.

Nel corso dell’incontro, riferiscono i comitati, Pellegrini avrebbe riconosciuto che il nodo ferroviario di Bologna non è ancora risolto. I tecnici di Rfi continuerebbero invece a indicare il viadotto come unica soluzione possibile, ritenendo insufficiente il sistema europeo di gestione del traffico Ertms, acronimo di European Rail Traffic Management System, per sostenere tutti i flussi.

Tra le ipotesi considerate c’è il potenziamento dell’itinerario Lugo-Ferrara-Poggio Rusco, destinato ai flussi merci verso il Nord e il Nord-Est dell’Europa. Interesse sarebbe stato espresso anche per il rafforzamento del collegamento Faenza-Lugo-Ravenna, con l’obiettivo di migliorare i rapporti con il porto di Ravenna. Il Coordinamento ritiene inoltre necessario valutare il coinvolgimento della Regione Veneto nella riorganizzazione del traffico merci.

Gli eventuali approfondimenti tecnici potranno però essere avviati soltanto dopo il completamento, da parte di Rfi, del programma di esercizio. Resta aperto soprattutto il tema della partecipazione delle comunità interessate: secondo Martignani, il confronto territoriale si svolgerà solo dopo la pubblicazione del Pfte. Il coordinatore sostiene che la politica abbia deciso sopra la testa dei cittadini, lasciando nella fase finale margini minimi sul tracciato e tempi molto stretti per la valutazione.