Il Tribunale di Ravenna ha condannato a 4 anni e 2 mesi l’ex veterinario Mauro Guerra, già attivo nella zona di Sant’Antonio. Le motivazioni della sentenza ricostruiscono un’attività nella quale alcuni animali sarebbero stati soppressi senza una diagnosi adeguata, anche quando erano sani o presentavano patologie curabili.
Secondo quanto descritto dal giudice, le eutanasie venivano decise in tempi molto brevi e sarebbero state proposte per rispondere alle richieste dei proprietari. L’obiettivo, stando alla ricostruzione contenuta nel provvedimento, era liberare i clienti dal peso della gestione di animali anziani o malati, trasformando la soppressione in una soluzione rapida a un problema.
Le motivazioni della sentenza
Il quadro delineato dal Tribunale riguarda quindi un metodo operativo privo, in diversi casi, degli accertamenti necessari. La valutazione delle condizioni degli animali, secondo la sentenza, non sarebbe stata accompagnata da un percorso diagnostico sufficiente e avrebbe lasciato spazio a decisioni fondate soprattutto sulla comodità dei proprietari.
Le motivazioni prendono in esame anche le condizioni degli ambulatori utilizzati dall’ex veterinario, descritti come fatiscenti. Gli ambienti e le modalità di lavoro vengono inseriti dal giudice all’interno di un’organizzazione parallela, ricostruita nel corso del procedimento e ritenuta incompatibile con il ruolo professionale ricoperto da Guerra.
Il denaro nascosto
Tra gli elementi considerati dal Tribunale figura inoltre il ritrovamento di oltre 600mila euro in contanti, custoditi in un garage. Il denaro viene indicato nelle motivazioni come parte del quadro complessivo emerso durante gli accertamenti sull’ex veterinario, insieme alle modalità con cui avrebbe gestito i rapporti con i clienti e le procedure di soppressione.
La condanna conclude il procedimento nei confronti di Guerra, ma il testo della sentenza si sofferma soprattutto sulla logica che avrebbe sostenuto l’attività: animali considerati un fastidio dai proprietari, decisioni assunte senza diagnosi e interventi eseguiti in strutture degradate. Il Tribunale ha così ricostruito i diversi elementi del caso, dai comportamenti professionali contestati fino alla disponibilità del denaro rinvenuto nel garage.