Il gup Marco Vommaro ha assolto Giacomo Ducoli, curatore fallimentare dell’ex Selca, dall’accusa di deposito incontrollato di rifiuti e inquinamento ambientale. La sentenza, pronunciata nella mattinata di mercoledì 9 settembre, è arrivata con la formula il fatto non costituisce reato. Il pubblico ministero Donato Greco aveva chiesto una condanna a un anno e sei mesi per il commercialista di Breno.
Ducoli, difeso dagli avvocati Luigi, Giovanni e Giordana Frattini, ha sempre sostenuto di avere operato nei limiti delle risorse disponibili e con l’autorizzazione del Tribunale fallimentare. La difesa ha contestato la ricostruzione dell’accusa, secondo cui il curatore non avrebbe dato seguito alle ordinanze degli enti pubblici e non avrebbe adottato tempestivamente gli interventi necessari a evitare l’aggravamento della situazione.
Le scorie nello stabilimento di Forno Allione
Al centro del procedimento c’erano circa 37.500 metri cubi di rifiuti speciali e pericolosi rimasti nello stabilimento di Forno Allione, a Berzo Demo, dopo il fallimento della Selca nel 2010. Si tratta di scorie contenenti elevate concentrazioni di fluoruri e cianuri, rimaste per anni esposte agli agenti atmosferici e ritenute responsabili della contaminazione della falda acquifera.
Secondo la difesa, Ducoli avrebbe fatto quanto possibile nell’ambito delle risorse della procedura concorsuale, dopo avere ottenuto le autorizzazioni del Tribunale fallimentare. Questa ricostruzione sarebbe stata accolta dal giudice. La vicenda giudiziaria si inserisce in una storia iniziata nel 2010 e segnata anche da un precedente procedimento, concluso con l’assoluzione del curatore per fatti relativi a periodi diversi.
Le reazioni degli ambientalisti e i costi della bonifica
Regione Lombardia e Comune di Berzo Demo, costituiti parti civili, avevano richiamato anche il profilo economico del danno. Dopo la sentenza, Rete Ambiente Lombardia ha espresso amarezza, sostenendo che la decisione rischi di lasciare alla collettività le spese per la tutela del territorio. Gli ambientalisti chiedono l’applicazione del principio europeo chi inquina paga e ricordano che già nel 2011 la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti aveva indicato la rimozione dei materiali e le azioni di rivalsa lungo l’intera filiera.
La rete ha inoltre paragonato la situazione di Forno Allione al precedente della Caffaro, sostenendo che sarebbe stato possibile intervenire prima sulla rimozione di cianuri e fluoruri e avviare azioni nei confronti dei soggetti della filiera metallurgica internazionale. Gli attivisti hanno parlato di un possibile fallimento lavatrice, con i costi della bonifica trasferiti sulla collettività. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi 90 giorni.
La conclusione del procedimento non risolve il problema della presenza dei rifiuti. Gli ambientalisti temono conseguenze per il fiume Oglio e per il corridoio ecosistemico fino al lago d’Iseo in caso di esondazione. Per la rimozione delle scorie è previsto il trasferimento in un deposito sotterraneo a Heringen, nel land tedesco dell’Assia. La curatela ha messo a disposizione circa 2,1 milioni di euro per il primo lotto, stimato tra 3.000 e 5.000 tonnellate.
Regione Lombardia ha aggiunto inizialmente 2 milioni di euro e successivamente altri 10 milioni dai fondi di coesione europei, insieme alle risorse del Fondo Comuni Confinanti e degli enti locali. La disponibilità complessiva è vicina ai 19 milioni, mentre la bonifica completa è stimata in circa 24 milioni di euro. La Regione aveva chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva da 13 milioni per il danno patrimoniale. Tra i possibili sviluppi viene indicato anche un esposto alla Corte dei Conti per un presunto danno erariale.