Quarantuno detenuti sottoposti al regime di carcere duro sono stati trasferiti dal carcere Nicandro Izzo di Viterbo, noto come Mammagialla, al penitenziario di Uta, in Sardegna. L’operazione ha comportato la chiusura della sezione riservata al 41-bis nell’istituto laziale.
Il trasferimento è stato eseguito tra sabato 5 e domenica 6 settembre nell’ambito dell’operazione Iride – Alto impatto – Sicurezza nazionale 41-bis, coordinata dalla direzione generale delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria. Complessivamente sono stati movimentati 88 detenuti provenienti da sei istituti: oltre a Viterbo, Milano, Spoleto, Terni, L’Aquila e Roma.
Il dispositivo per i trasferimenti
Per consentire lo spostamento simultaneo delle persone sottoposte al regime speciale e lo svolgimento di perquisizioni personali straordinarie è stato predisposto un dispositivo composto da 296 agenti della polizia penitenziaria. Sono stati impiegati 65 veicoli di servizio, dieci voli militari, otto convogli terrestri, sette ambulanze, due velivoli della Guardia di finanza e due droni per il monitoraggio dall’alto.
La movimentazione ha interessato nove detenuti dall’istituto di Milano, sei da Spoleto, 21 da Terni, sette dall’Aquila e quattro da Roma, oltre ai 41 partiti da Viterbo. Anche a Terni è stata chiusa la sezione 41-bis. Il coordinamento operativo è stato affidato al Gruppo operativo mobile, con il coinvolgimento del Gruppo di intervento operativo, degli uffici e dei nuclei dedicati alle traduzioni e ai piantonamenti e di numerosi reparti territoriali.
L’intervento è stato realizzato in esecuzione dell’atto di indirizzo del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Stefano Carmine De Michele, sotto la direzione centrale del direttore generale delle specialità del Corpo Augusto Zaccariello. Le attività hanno richiesto anche il raccordo con le autorità di pubblica sicurezza e con le altre forze di polizia, impegnate nella protezione esterna, nelle cinturazioni di sicurezza e nel supporto alle movimentazioni più complesse.
Le ragioni della riorganizzazione
Secondo l’amministrazione penitenziaria, l’obiettivo è superare la promiscuità tra i diversi circuiti detentivi e creare poli dedicati esclusivamente al regime speciale. La riorganizzazione punta inoltre a ridurre la capacità di comando dei vertici mafiosi e a recuperare spazi negli istituti attraverso la chiusura definitiva delle sezioni 41-bis di Viterbo e Terni.
La struttura di Uta è stata ristrutturata per accogliere detenuti considerati di elevata pericolosità ed è stata affidata alla vigilanza del Reparto operativo mobile di Cagliari. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha definito l’operazione una prova dell’impegno della polizia penitenziaria e ha ribadito il ruolo del 41-bis nel contrasto alla criminalità mafiosa.
La scelta ha provocato la reazione della presidente della Sardegna Alessandra Todde, che ha parlato di una decisione unilaterale del Governo. Todde ha annunciato l’intenzione di impugnare gli atti davanti al Tar e di sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale, contestando anche il metodo con cui è stata organizzata la redistribuzione dei detenuti.
La chiusura della sezione di Mammagialla avviene mentre il sistema penitenziario italiano affronta un forte sovraffollamento. I dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aggiornati al 31 agosto indicano un tasso nazionale del 142%, il livello più alto degli ultimi dieci anni. Nel Lazio la media raggiunge il 151%, mentre a Viterbo arriva al 170%, con 658 detenuti presenti a fronte di 387 posti disponibili.