Nazionale

Stanzione: l’IA non diventi sorveglianza di massa

Il Garante sollecita paletti contro errori, discriminazioni e uso improprio dei dati

Stanzione: l’IA non diventi sorveglianza di massa

Il Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione chiede al legislatore di fissare limiti chiari sull’impiego dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale nelle attività investigative. La tecnologia, secondo l’Autorità, può offrire un contributo rilevante alle indagini e alla sicurezza, ma soltanto se utilizzata in modo circoscritto e accompagnata da garanzie adeguate.

Il punto centrale è evitare che gli strumenti di identificazione biometrica si trasformino in sistemi di controllo generalizzato. Stanzione mette in guardia dal rischio che un impiego esteso e indiscriminato possa incidere sulla libertà personale e sulla dignità degli individui, fino a configurare una forma di sorveglianza di massa incompatibile con i principi democratici.

Il rischio di errori e discriminazioni

Nel richiamare l’attenzione sui sistemi di intelligenza artificiale, il Garante segnala la possibilità di falsi positivi ed errori di identificazione. La capacità di analizzare grandi quantità di informazioni può rendere più rapide alcune attività, ma non elimina il rischio di risultati errati. Un’identificazione inesatta, soprattutto quando collegata all’azione delle forze di polizia, può produrre conseguenze significative sulla libertà e sui diritti della persona coinvolta.

Un ulteriore profilo riguarda la discriminazione algoritmica, che può emergere quando i sistemi restituiscono risultati differenti o meno affidabili in relazione a determinati gruppi. Per questo Stanzione sollecita misure capaci di ridurre gli errori, prevenire esiti discriminatori e assicurare controlli sull’uso delle banche dati. L’obiettivo indicato è mantenere una distinzione netta tra l’impiego legittimo della tecnologia a fini investigativi e una progressiva compressione delle libertà.

Il quadro delle norme europee

Il principale riferimento europeo è l’AI Act, il regolamento dell’Unione europea sull’intelligenza artificiale. La normativa introduce vincoli stringenti per le applicazioni di riconoscimento facciale e vieta alcune pratiche ritenute particolarmente invasive. Tra queste rientra lo scraping indiscriminato di immagini finalizzato alla creazione di banche dati biometriche.

Il regolamento limita inoltre, salvo specifiche eccezioni, l’identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici da parte delle forze dell’ordine. Il quadro è completato dal GDPR e dalle altre norme in materia di protezione dei dati personali. Nel richiamare queste disposizioni, il Garante ribadisce la necessità di un utilizzo dell’intelligenza artificiale compatibile con la tutela dei diritti, così da evitare che risorse investigative potenzialmente utili si trasformino in strumenti di controllo indiscriminato.