Emilia-Romagna

Morte di Fakir, al vaglio 150 posizioni: un arresto

La questura ricostruisce i disordini attraverso filmati e fotografie: contestate diverse ipotesi di reato.

Prosegue l’attività investigativa della questura di Bologna sulla violenta manifestazione del 20 luglio, organizzata dopo la morte di Abderrahim Fakir. Il 43enne, originario del Marocco e residente da molti anni in Italia, era deceduto durante un controllo di polizia nel quartiere Pilastro.

Le indagini sulla protesta

Dopo la morte dell’uomo, nelle vie del centro di Bologna si era sviluppata una protesta sfociata in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Secondo la questura, gli investigatori stanno ricostruendo gravi episodi di violenza avvenuti tra piazza Roosevelt, via Venezian, via della Zecca e via Ugo Bassi.

Nel corso dei disordini, riferisce la questura, sono rimasti feriti 64 operatori delle forze dell’ordine. Sono stati inoltre danneggiati sei mezzi della polizia di Stato, vetrine di negozi e banche, oltre a diversi sportelli bancomat. Distrutti anche cassonetti e decine di biciclette, utilizzate per costruire barricate e ostacolare l’intervento dei reparti. Due automobili sono state incendiate e un cantiere tranviario ha subito una completa compromissione.

Il quadro investigativo viene definito complesso e alimentato dal materiale video e fotografico raccolto dagli investigatori. Sono circa 150 le posizioni sottoposte a verifica, mentre proseguono le identificazioni delle persone ritenute coinvolte nei diversi episodi.

Arresto e provvedimenti

Durante la manifestazione sono state contestate sanzioni amministrative a due persone per la violazione dell’articolo 18 del Tulps. Un altro uomo è stato invece arrestato in flagranza dopo avere lanciato pietre, bottiglie e oggetti contundenti contro gli agenti in tenuta antisommossa. L’uomo avrebbe inoltre opposto resistenza all’arresto e, una volta condotto in questura, gli è stato applicato il Dacur, il divieto di accesso alle aree urbane.

Le immagini hanno consentito di individuare anche 11 persone vicine al Cua, il Collettivo universitario autonomo. Per loro vengono ipotizzati, a vario titolo e in concorso, i reati di resistenza aggravata, danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi. Per tre di queste persone è stato applicato il Dacur.

Altre 15 persone sono state individuate come presunte responsabili di devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lancio di oggetti in occasione di manifestazioni pubbliche e travisamento. Nel complesso risultano 26 persone deferite all’autorità giudiziaria, considerando il gruppo identificato in tempo reale e i soggetti rintracciati successivamente. Le verifiche, ha fatto sapere la questura, sono ancora in corso.