Toscana

Dengue, 17 casi: origine del focolaio tra viaggi e costa

Medici e pronto soccorso coinvolti nel monitoraggio, mentre resta aperto il confronto sugli interventi contro gli insetti.

Sono 17 i casi di Dengue accertati in Toscana tra le Asl Toscana centro e Toscana nord ovest. Secondo la ricostruzione fornita dalla Regione, tutte le persone contagiate hanno frequentato l’area compresa tra Baratti e Piombino, dove è stata individuata una circolazione del virus. Tra i casi ci sono anche due persone pisane, considerate non endemiche perché il contagio non sarebbe avvenuto in un’area abitualmente interessata dalla malattia.

L’origine del focolaio

Il cosiddetto paziente zero, spiegano dalla Regione, aveva viaggiato in Paesi a rischio. Da quel primo caso si sarebbe sviluppato il focolaio toscano, con successive infezioni tra persone che hanno soggiornato nella zona costiera tra Piombino e Baratti. Le autorità sanitarie hanno innalzato il livello di attenzione e informato i medici di base e i professionisti dei pronto soccorso, chiamati a considerare la Dengue nei casi di influenza particolarmente intensa e a proporre il test.

In presenza di un esito positivo, la gestione dipende dalla gravità del quadro clinico: i pazienti non gravi possono essere rimandati a casa seguendo alcune precauzioni, mentre quelli con condizioni più serie vengono ricoverati e sottoposti a trattamento antivirale. Il monitoraggio riguarda quindi sia l’individuazione tempestiva dei casi sia la valutazione delle condizioni delle persone contagiate.

Il confronto sulla prevenzione

La diffusione della Dengue ha riacceso il dibattito sugli interventi contro le zanzare vettori del virus. Dopo i due casi registrati a Pisa, il sindaco Michele Conti ha sostenuto la necessità di consentire ai Comuni di effettuare, già dall’inizio dell’estate, trattamenti adulticidi preventivi. La posizione è stata contestata sul piano interpretativo dall’assessora regionale al diritto alla salute Monia Monni, che ha precisato come la Regione non abbia vietato alle amministrazioni di intervenire.

Secondo Monni, però, è necessario distinguere tra la prevenzione ordinaria e le azioni da attivare quando esiste uno specifico rischio sanitario. La Regione, attraverso le Asl, mantiene i contatti con i Comuni e indica nell’informazione ai cittadini e nella gestione delle aree private uno degli strumenti principali per ridurre la presenza delle zanzare, soprattutto tra marzo e novembre. L’attenzione è rivolta in particolare alla rimozione dei ristagni e al contrasto delle larve, considerate il serbatoio dello sviluppo degli insetti.

Il Piano regionale, in linea con il Piano nazionale Arbovirosi, prevede il ricorso ai trattamenti adulticidi nelle situazioni di emergenza e in presenza di casi accertati, quando ritenuti necessari. Tali interventi, viene precisato, non sono una misura ordinaria da programmare a calendario, ma un’azione straordinaria legata a esigenze specifiche. Il medico veterinario Giovanni Brajon, direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, ha osservato che i trattamenti sugli adulti hanno un effetto limitato agli esemplari presenti al momento dell’operazione e non bloccano la nascita delle generazioni successive. Interventi ripetuti e non adeguatamente motivati, ha aggiunto, possono inoltre favorire la resistenza agli insetticidi.