Giovedì 1° ottobre 2026 entra in vigore il blocco della circolazione per una precisa categoria di mezzi a gasolio, misura pensata per abbattere i livelli di inquinamento nella Pianura Padana.
Inquinamento in val padana: le contromisure
Il provvedimento tocca i veicoli diesel Euro 5, ossia la classe ambientale omologata secondo gli standard europei antinquinamento introdotti obbligatoriamente per le nuove vetture a partire dal settembre 2011 e rimasti in vigore fino all’entrata dello standard Euro 6 nel settembre 2015.
Questi mezzi integrano sistemi di filtraggio avanzati rispetto alle generazioni precedenti, ma rilasciano comunque quantitativi rilevanti di ossidi di azoto e particolato sottile nelle aree urbane ad alta densità di traffico.
Tutte le misure contro i precedenti “Euro”
L’attenzione delle autorità legislative si sposta ora su questa specifica tipologia di motorizzazione dopo anni di restrizioni progressive applicate ai modelli maggiormente inquinanti. Gli interventi sulla mobilità hanno già progressivamente estromesso dalla circolazione le classi precedenti secondo un calendario ben definito:
- Euro 0 e Euro 1: restrizioni avviate dal 2002 per azzerare le emissioni privissime di sistemi di abbattimento.
- Euro 2: limitazioni introdotte a partire dal 2006 con lo stop ai motori sprovvisti di marmitta catalitica avanzata.
- Euro 3: divieti operativi dal 2016 nei principali comuni del bacino padano per i mezzi a gasolio.
- Euro 4: blocchi progressivi attivati dal 2020 per ridurre il particolato atmosferico PM10 e le polveri sottili.
L’estensione delle limitazioni alla categoria Euro 5 rappresenta dunque l’ultimo tassello di un piano decennale per rientrare nei parametri di qualità dell’aria imposti dalle direttive comunitarie.
Estensione territoriale e deroghe del provvedimento
La misura riguarda le regioni del Bacino Padano, territorio che comprende Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, aree storicamente soggette al ristagno degli inquinanti.
Il perimetro di applicazione del testo definisce che il blocco operi prioritariamente nei centri urbani con popolazione superiore ai 100 mila abitanti, rispetto all’ipotesi iniziale che comprendeva i centri oltre i 30 mila residenti. La norma offre ai governatori locali la possibilità di evitare lo stop totale a condizione di attivare misure compensative alternative capaci di garantire il medesimo abbattimento di agenti inquinanti.
L’orientamento espresso dalle amministrazioni regionali evidenzia strategie differenti sul territorio. La Lombardia conferma il blocco feriale nei centri principali come Milano, Brescia, Bergamo e Monza, dove i proprietari di vetture diesel interessate dovranno rispettare il fermo dal lunedì al venerdì tra le 7.30 e le 19.30.
Il Piemonte sceglie la via degli interventi strutturali compensativi inseriti all’interno del Piano per la qualità dell’aria, evitando il fermo generalizzato dei mezzi.
Veneto ed Emilia-Romagna, non avendo ancora deciso, ultimano l’analisi dei piani ambientali locali per stabilire le modalità operative definitive.
Verifiche tecniche e quadro sanzionatorio per gli automobilisti
Gli automobilisti italiani possono verificare l’appartenenza del proprio mezzo alle classi soggette a limitazione controllando il riquadro 2 della carta di circolazione (libretto) oppure inserendo la targa all’interno del Portale dell’Automobilista.
Le vetture a gasolio a rischio sono quelle prodotte e immatricolate nella finestra temporale compresa tra il 2011 e il 2015, ma l’esito effettivo dipende dalle specifiche tecniche riportate sul documento di circolazione.
Il mancato rispetto dei divieti di circolazione comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa d’importo compreso tra 168 e 679 euro. Qualora l’automobilista sanzionato commetta la medesima infrazione nell’arco di un biennio, il codice della strada prevede la sospensione della patente per un periodo variabile da 15 a 30 giorni. Le autorità di vigilanza effettueranno i controlli attraverso pattuglie e varchi elettronici abilitati.