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In Serie A è sparito il Var

Zero chiamate e nessun rigore assegnato nelle prime tre giornate di Serie A

In Serie A è sparito il Var

In Serie A sembra essere iniziata una nuova era. Dopo diverse stagioni trascorse a discutere ogni domenica di Var, del suo funzionamento e dei criteri con cui veniva utilizzato, la tecnologia appare oggi quasi defilata. Una presenza molto meno ingombrante rispetto al passato, tanto da sembrare improvvisamente scomparsa dal dibattito. Una casualità? Decisamente no. Dietro questa svolta c’è la mano di Daniele Orsato, da poco nominato designatore degli arbitri per Serie A e Serie B. Una scelta precisa, basata su un cambio di impostazione che, secondo molti osservatori, sta producendo effetti positivi sul gioco e sullo spettacolo.

Il calcio visto in queste (quasi) prime tre giornate di campionato presenta caratteristiche differenti rispetto al recente passato. L’indicazione sembra essere quella di avvicinarsi a un metodo europeo, con una maggiore continuità nel gioco e una minore attenzione ai contatti di gioco. Si fischia meno, si interrompe meno la partita e si riducono anche le lunghe discussioni legate alle proteste, agli infortuni ‘programmati’ e ai continui controlli davanti al monitor alla ricerca di un possibile fallo.

Il principio di fondo è chiaro: non ogni contatto deve automaticamente trasformarsi in un’infrazione. Gli arbitri sono quindi chiamati a lasciare proseguire maggiormente le azioni, favorendo ritmo e intensità. E, almeno per ora, i dati sembrano sostenere questa scelta: zero chiamate al Var e zero rigori assegnati nelle prime due giornate di campionato. Anche il terzo turno, almeno finora, sembra confermare la stessa tendenza.

Il cambiamento, però, non significa rinunciare alla tecnologia. Il Var resta uno strumento a disposizione degli arbitri, ma viene utilizzato in maniera più discreta, attraverso check silenziosi e interventi limitati alle situazioni realmente necessarie. Al centro torna così la decisione dell’arbitro, chiamato a interpretare le azioni con maggiore autonomia e coraggio.

La filosofia illustrata anche da Orsato punta proprio a questo: restituire al direttore di gara un ruolo centrale, indipendente e autorevole, lasciandogli comunque la possibilità di ricorrere alla tecnologia quando si verifica un chiaro errore. Un ritorno all’arbitro protagonista delle decisioni, senza però rinunciare alle garanzie offerte dal Var.