Fisioterapia, il movimento al centro della prevenzione

L’8 settembre richiama cura, autonomia e attività fisica contro patologie cardiache e ictus.

Domani, 8 settembre, si celebra la Giornata mondiale della fisioterapia, un appuntamento dedicato al contributo dei professionisti della riabilitazione alla salute delle persone e delle comunità. L’edizione 2026 richiama in particolare il valore dell’attività fisica nella prevenzione, nella gestione e nel recupero delle malattie cardiovascolari e dell’ictus.

Una professione oltre l’infortunio

La fisioterapia interviene in fasi e situazioni molto diverse: può accompagnare un bambino durante la crescita, un atleta dopo un infortunio, una persona reduce da un intervento chirurgico, un paziente neurologico nel recupero delle capacità o un anziano impegnato a mantenere la propria autonomia. Il fisioterapista utilizza esercizio terapeutico, educazione e relazione con la persona per sostenere il recupero e favorire una maggiore consapevolezza del proprio corpo.

Il lavoro può iniziare nella fase acuta di una malattia, proseguire durante la riabilitazione e accompagnare il ritorno alla vita familiare, sociale, lavorativa o sportiva. Accanto alla cura delle limitazioni già presenti, assume un peso crescente la promozione di stili di vita attivi, con l’obiettivo di contribuire alla prevenzione e alla gestione delle condizioni croniche.

Per Valerio Barbari, presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti della Romagna, il professionista non deve essere considerato soltanto come la figura a cui rivolgersi dopo un trauma, un’operazione o la comparsa di un dolore. La fisioterapia, ha spiegato, deve prendersi cura della persona nella sua globalità: recuperare una funzione compromessa, preservare l’autonomia, favorire l’attività e contribuire alla gestione delle patologie di lunga durata.

Ascolto e autonomia

Al centro del percorso restano i bisogni, le aspettative e gli obiettivi del paziente, insieme al contesto familiare e sociale nel quale vive. Le competenze tecniche e scientifiche sono essenziali, ma devono essere accompagnate dalla capacità di ascoltare, comunicare ed educare, costruendo un percorso realistico e condiviso. Dietro una spalla dolorosa, un ictus, una frattura o una difficoltà nel camminare c’è infatti una persona che vuole tornare alle attività per lei significative.

La professione ha anche una dimensione sociale, perché i fisioterapisti operano negli ospedali, negli ambulatori, nelle strutture riabilitative e socio-sanitarie, nello sport, nei servizi territoriali e a domicilio. Valentina Fabbri, vicepresidente dell’Ordine dei Fisioterapisti della Romagna, ha sottolineato l’importanza di comprendere i bisogni reali delle persone e di aiutarle a diventare protagoniste del proprio percorso di salute.

Secondo Fabbri, diffondere una cultura dell’attività fisica significa intervenire anche prima che compaiano disabilità o limitazioni funzionali rilevanti. Educazione, ascolto ed empatia possono fornire strumenti per gestire in modo più consapevole la propria condizione. L’obiettivo, ha aggiunto, non è creare dipendenza dal professionista, ma rafforzare autonomia, fiducia e capacità di autogestione.

Barbari e Fabbri indicano infine in responsabilità e presenza le parole chiave per il futuro della professione: responsabilità verso le persone, la comunità, gli altri operatori e la conoscenza scientifica; presenza nella vita quotidiana dei cittadini, con competenza e attenzione alla cultura dell’attività fisica.