Emilia-Romagna

Giovanni Biondi, l’eroe della Fortitudo sfiorò la Korac

Nel 1977 una prestazione da 22 punti non bastò contro la Jugoplastika Spalato

Giovanni Biondi è stato uno dei protagonisti più originali della storia della Fortitudo. Nato a Genova l’8 gennaio 1954, arrivò a Bologna dopo gli anni trascorsi sui campetti di Napoli, dove la Partenope aveva riconosciuto le sue qualità. Tra il 1972 e il 1979 vestì la maglia dell’Aquila per sette stagioni, totalizzando 195 presenze e 1.291 punti. Un bottino che avrebbe potuto essere ancora più consistente, considerando la sua capacità di tirare da grande distanza, in un’epoca in cui il tiro da tre punti non era ancora previsto dal basket italiano.

Gli anni dell’Aquila

Il passaggio a Bologna nacque da una contesa tra Virtus e Fortitudo. La Partenope ipotizzava un prestito, mentre la Virtus non accettò quella formula: Biondi finì così all’Aquila, dove iniziò anche il percorso universitario che lo avrebbe portato alla laurea in medicina. Nel settore giovanile fu allenato da Alberto Bucci; in seguito lavorò con Beppe Lamberti, John McMillen, Dido Guerrieri e Aza Nikolic. Proprio con McMillen in panchina la squadra trovò un gioco più rapido e spensierato, arrivando a competere ai massimi livelli.

La partita più importante arrivò il 5 aprile 1977, a Genova, città d’origine di Biondi e del compagno Marco Bonamico. La Fortitudo affrontava la Jugoplastika Spalato nella corsa alla Coppa Korac, ma dovette rinunciare all’oriundo Carlos Raffaelli, escluso per una decisione della Fiba. La gara fu segnata anche dalle contestate decisioni dell’arbitro francese Mainini, poi aggredito dai tifosi bolognesi al termine dell’incontro. In quel contesto McMillen scelse di lasciare Biondi in panchina per tutto il primo tempo.

La rimonta sfiorata

Quando entrò in campo, il giocatore reagì con una prestazione straordinaria: realizzò 22 punti in un solo tempo e riportò la Fortitudo vicino a un’impresa che sembrava compromessa. La rimonta, tuttavia, non si completò e la squadra perse la finale. Il risultato non cancellò il valore della prova di Biondi, considerato uno dei precursori del tiro dalla lunga distanza e uno degli interpreti più talentuosi di quella formazione.

Accanto all’attività sportiva, Biondi portò avanti gli studi e una vita lontana dalla movida. A Bologna frequentava luoghi come Wolf e l’osteria da Vito, dove incontrava anche Francesco Guccini, mantenendo rapporti di amicizia con diversi compagni e avversari dei derby. Nel 1979 si trasferì a Caserta, ma un grave infortunio alla caviglia, arrivato alla terza giornata, mise di fatto fine alla sua carriera.

Da quel momento iniziò il percorso professionale nell’ortognatodonzia, branca dell’odontoiatria dedicata alla correzione di alcune anomalie. Biondi ha lavorato in diversi Paesi, tra Tucson e Sarajevo, costruendo una carriera internazionale senza interrompere il legame con Bologna. Ancora oggi torna in città, dove conserva amicizie nate durante gli anni della Fortitudo e continua a seguire le vicende dell’Aquila da tifoso.