Il Museo dell’Opera del Duomo di Prato celebra il cinquantesimo anniversario della musealizzazione del pulpito realizzato da Donatello e Michelozzo con un appuntamento dedicato alla storia dell’opera e alle scelte adottate per proteggerla. L’iniziativa, intitolata Mezzo secolo di Donatello, è organizzata dal museo insieme a Prato Cultura e prevede la presentazione di un video e di una pubblicazione.
L’incontro è in programma lunedì 7 settembre alle ore 18 nella sede museale, con partecipazione libera e prenotazione consigliata. Il filmato, realizzato nell’ambito della ricerca scientifica, ripercorre il salvataggio del pulpito e resterà visibile all’interno del percorso di visita per circa quattro mesi, con proiezioni nella Sala del Pulpito dall’8 settembre al 10 gennaio.
La scelta di trasferire le formelle
L’opera fu commissionata nel 1428 alla bottega di Donatello e Michelozzo per una funzione civica e religiosa: consentire l’ostensione pubblica della Sacra Cintola. Donatello scelse di decorare le sette formelle marmoree con una gioiosa danza di putti, invece di rappresentare episodi biblici o storie della Vergine. Nel 1438 il pulpito divenne il luogo dal quale la preziosa reliquia mariana veniva mostrata alla popolazione.
La collocazione all’aperto sottoponeva però la struttura all’azione degli agenti atmosferici e, nella seconda metà del Novecento, anche all’inquinamento crescente. Alla fine degli anni Sessanta, considerata la condizione ormai critica dei rilievi, la Soprintendenza decise di procedere con lo stacco delle formelle originali. La rimozione avvenne nel gennaio 1969, mentre l’8 settembre 1976 i sette elementi furono collocati nella Sala del Pulpito del museo, dove oggi possono essere osservati da una distanza ravvicinata.
Per sostituire gli originali all’esterno furono realizzati calchi da Andrea Fedeli, collocati nel 1972. Il progetto rappresentò una delle prime applicazioni delle gomme siliconiche per la realizzazione dei calchi e del marmo artificiale per le copie. Secondo il materiale diffuso per l’iniziativa, a oltre mezzo secolo dalla loro realizzazione i calchi conservano ancora buone condizioni.
Il restauro e la nuova fruizione
I marmi originali non furono sottoposti a un restauro immediato. L’intervento, affidato all’Opificio delle Pietre Dure, prese avvio nel 1990 e si concluse alle soglie del Duemila, restituendo ai rilievi il loro aspetto originario. La musealizzazione ha modificato anche il modo di osservare l’opera: all’esterno le formelle erano visibili dal basso e a diversi metri di distanza, mentre nel museo il pubblico può apprezzare da vicino la tecnica dello stiacciato, il rilievo finissimo quasi pittorico sviluppato da Donatello per suggerire profondità e prospettiva.
In occasione dell’anniversario sarà inoltre presentato il volume Il pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato. Riflessioni sulla copia degli anni Settanta, a mezzo secolo dalla sua realizzazione e sulla tutela dei monumenti all’aperto, scritto dalla storica dell’arte Francesca Fedeli, figlia di Andrea Fedeli. La pubblicazione affianca il video nel racconto delle tecniche di conservazione e del rapporto tra il capolavoro rinascimentale, il museo e il pubblico.