Lombardia

Fiera di Sant’Alessandro, il settore agricolo chiede risposte

Centonovantatré stand e comparti sotto pressione tra clima, guerre e redditività

La Fiera di Sant’Alessandro ha aperto i battenti con 193 espositori, confermandosi non solo come uno degli appuntamenti più antichi e popolari del territorio, ma anche come vetrina di un comparto centrale per l’economia bergamasca. Tra animali, attrezzature e prodotti agricoli, l’edizione in corso riflette le difficoltà che stanno attraversando molte imprese, strette tra costi crescenti, prezzi delle materie prime in calo e condizioni climatiche sempre più instabili.

Durante l’inaugurazione, il presidente della Camera di Commercio Giovanni Zambonelli ha ricordato il peso dell’agricoltura provinciale: le imprese attive sono circa 4.600, con 8 mila addetti e un fatturato complessivo di 845 milioni di euro. Il comparto lattiero-caseario rappresenta il 14% dell’export provinciale. La manifestazione, inoltre, nel 2025 aveva attirato quasi 50 mila visitatori, a conferma della sua rilevanza anche sul piano della partecipazione.

Le difficoltà del comparto

Accanto ai numeri, gli interventi istituzionali hanno messo in evidenza le principali criticità degli ultimi mesi. Le guerre ostacolano la mobilità delle merci e modificano gli equilibri dei mercati, mentre il meteo alterna periodi di siccità prolungata a grandinate capaci di danneggiare i raccolti. Il tema della crisi è stato poi al centro dei due convegni organizzati dopo l’inaugurazione da Coldiretti, Camera di Commercio e Associazione italiana Coltivatori.

Nel confronto promosso da Coldiretti, il presidente provinciale Gabriele Borella ha parlato di comparti sotto pressione e ha chiesto alla politica interventi di ampio respiro, non legati soltanto alle scadenze elettorali. Fabio del Bravo, dirigente dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare, ha illustrato il quadro dell’agroalimentare bergamasco, che vale l’11,5% del valore aggiunto prodotto dal settore in Lombardia.

Tra il 2020 e il 2024 l’export agroalimentare è cresciuto del 60%, arrivando a un miliardo di euro. Nel settore zootecnico diminuisce il numero assoluto degli allevamenti bovini, ma aumentano i capi, che in provincia superano quota 100 mila, distribuiti in 710 aziende. Più ridotto il comparto dei bovini da carne, con meno di 17 mila animali in 1.271 allevamenti. Anche la cosiddetta quarta gamma, cioè frutta e verdura pronta per il consumo e nata proprio in Bergamasca, attraversa una fase di difficoltà. Gli stessi produttori hanno riconosciuto di aver puntato troppo sui volumi, trascurando la sostenibilità economica.

Redditività e quote latte

Il nodo principale indicato da Coldiretti e Aic è quello della redditività. I costi di produzione aumentano, mentre diminuiscono i prezzi delle materie prime, anche per effetto della concorrenza di grano, olio e latte provenienti dall’estero. Secondo gli operatori, la diversa qualità delle produzioni non sempre viene adeguatamente valorizzata sul mercato.

Il presidente di Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli ha richiamato la necessità di fare rete, investire sui prodotti Dop e garantire semplificazione e programmazione. Il presidente di Aic Lombardia, Giuseppe Fumagalli, ha invece descritto una situazione sempre più difficile, con aziende costrette a chiudere o a lavorare in perdita. Tra le richieste avanzate c’è la costruzione di una filiera capace di assicurare ai produttori collocamento e una remunerazione più equa. Nel confronto ha avuto un ruolo centrale anche la questione delle quote latte, da tempo uno dei temi più delicati per gli allevatori.