Nazionale

Pressione bassa, quando i capogiri richiedono un controllo

Episodi sporadici spesso innocui, ma svenimenti, palpitazioni e nuovi medicinali meritano un confronto con il medico.

Alzarsi rapidamente dalla sedia e avvertire un capogiro, oppure provare una spossatezza improvvisa durante la giornata, è un’esperienza piuttosto comune. In molti casi si tratta di un calo momentaneo della pressione arteriosa, che tende a risolversi in breve tempo e non indica necessariamente la presenza di una malattia. Quando però gli episodi diventano frequenti o interferiscono con le normali attività, è opportuno parlarne con il medico.

La pressione arteriosa non è un valore fisso: il sistema cardiovascolare la modifica in base alla posizione del corpo e alle attività svolte. Passando rapidamente dalla posizione seduta o sdraiata a quella in piedi, la gravità favorisce lo spostamento del sangue verso le gambe. L’organismo reagisce restringendo i vasi sanguigni e aumentando leggermente la frequenza cardiaca. Se la risposta è ritardata, può comparire la cosiddetta ipotensione ortostatica, accompagnata da una sensazione transitoria di instabilità o testa vuota.

Un calo può verificarsi anche dopo i pasti, quando una maggiore quantità di sangue viene indirizzata verso l’apparato digerente. Tra i fattori che possono favorire sintomi simili ci sono inoltre la disidratazione, le temperature elevate e la permanenza prolungata in piedi nella stessa posizione. In presenza di episodi occasionali, queste situazioni non sono di per sé indicative di una condizione patologica.

Quando è necessario rivolgersi al medico

È consigliabile programmare una valutazione medica se il capogiro porta a uno svenimento o a una perdita di conoscenza, anche breve. Un confronto con il medico è indicato anche in caso di palpitazioni intense, confusione mentale o comparsa dei disturbi dopo l’inizio di nuovi farmaci, comprese alcune terapie utilizzate per l’ipertensione.

Durante la visita, il medico potrà valutare se i cali siano collegati a carenze nutrizionali, alterazioni della tiroide o disturbi cardiaci. La frequenza degli episodi, il momento in cui compaiono e i sintomi associati sono elementi utili per inquadrare il problema e decidere se siano necessari ulteriori accertamenti.

Le abitudini utili nella vita quotidiana

Quando non emergono cause patologiche, alcune semplici abitudini possono aiutare a limitare i disturbi. La prima indicazione riguarda l’idratazione regolare: bere acqua durante la giornata contribuisce a mantenere adeguato il volume del sangue in circolo. Anche l’alimentazione può avere un ruolo: preferire pasti piccoli e bilanciati riduce il richiamo di sangue verso l’apparato digerente e può prevenire l’ipotensione dopo aver mangiato.

Prima di alzarsi dal letto o da una sedia, può essere utile muovere per alcuni secondi piedi e gambe. La contrazione dei muscoli favorisce il ritorno del sangue verso l’alto e rende più graduale il passaggio alla posizione eretta. Per aiutare il medico nella valutazione, è infine possibile tenere un diario degli episodi, annotando orario, attività svolta e sintomi. Il monitoraggio consente di individuare eventuali schemi ricorrenti senza vivere il controllo della pressione con ansia.