Il Collettivo Diritti in Palestina ha organizzato per oggi alle 17 un presidio a Ribolla, con ritrovo al Monumento al Minatore di via del Parco. L’iniziativa è stata presentata attraverso lo slogan Questo sole non nutrirà il genocidio e nasce dalla contestazione del progetto per la realizzazione di un impianto agrivoltaico nell’area della frazione.
La contestazione al progetto
Al centro della protesta ci sono le dimensioni dell’intervento, che prevede l’installazione di oltre 30mila pannelli solari. Il collettivo solleva dubbi sia sul piano ambientale sia rispetto al percorso seguito per l’autorizzazione dell’opera. Secondo gli organizzatori, la cittadinanza non avrebbe ricevuto un’informazione adeguata sul progetto e sul suo impatto sul territorio.
L’impianto ha già ottenuto dalla Regione Toscana una valutazione positiva di impatto ambientale. Il collettivo contesta tuttavia il modo in cui si sarebbe arrivati a questo passaggio, ritenendo insufficiente il coinvolgimento della popolazione. La protesta non riguarda quindi soltanto la presenza dei pannelli, ma anche la scala dell’intervento e le modalità con cui l’iniziativa è stata portata avanti.
I rapporti societari contestati
Un secondo elemento della mobilitazione riguarda la società indicata come promotrice dell’impianto. In base a quanto denunciato dagli organizzatori, il progetto sarebbe riconducibile alla società israeliana Shikun & Binui, attraverso una società collegata utilizzata per presentare l’iniziativa. Il collettivo intende così porre l’attenzione sui rapporti economici associati all’intervento, collegandoli alle politiche dello Stato di Israele nei territori palestinesi.
La manifestazione assume pertanto una duplice connotazione: da una parte la contrarietà all’impianto agrivoltaico per le sue caratteristiche e per le possibili ricadute ambientali, dall’altra la contestazione dei legami societari denunciati dagli organizzatori. Nel motivare il presidio, il collettivo richiama anche la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dell’8 settembre 2024, interpretata come un invito agli Stati e ai soggetti terzi a non sostenere economicamente situazioni di oppressione nei territori palestinesi.