Il Molino Benini festeggia un secolo tra filiera e innovazione

A Santo Stefano, l’attività fondata nel 1926 coinvolge trenta aziende agricole romagnole; serve pastifici, pizzerie, pasticcerie.

Nel cuore della campagna ravennate, a Santo Stefano, il Molino Benini celebra nel 2026 il centenario dalla fondazione. Nato nel 1926 per iniziativa della famiglia Benini, lo stabilimento ha attraversato profondi cambiamenti nel settore della trasformazione dei cereali, mantenendo il legame con il territorio romagnolo e con la produzione di farine destinate soprattutto alla gastronomia locale.

La fase più recente della storia dell’azienda è legata a Luciano Ricci, attuale titolare. Trenta anni fa Ricci, allora operaio del molino, decise di rilevare la gestione dell’attività. Da quel momento il percorso produttivo si è concentrato sulla selezione delle varietà di grano, con l’obiettivo di garantire caratteristiche costanti alla farina durante tutto l’anno. La scelta, ha spiegato Ricci, è stata quella di individuare varietà simili tra loro, così da ottenere un prodotto omogeneo nei diversi periodi della stagione.

Una filiera legata al territorio

Il Molino Benini lavora esclusivamente grano romagnolo e collabora con circa 30 aziende agricole locali. Il cereale viene trasformato attraverso la cosiddetta macinazione lenta, un procedimento ritenuto utile a preservarne le proprietà naturali e le caratteristiche organolettiche. La produzione viene poi destinata a pastifici, piadinerie, pasticcerie e pizzerie, comprese realtà considerate tra le eccellenze della gastronomia regionale.

Nel corso degli anni l’azienda ha modificato anche il proprio rapporto con il mercato. Dalla vendita sfusa è passata alla fornitura diretta per il comparto della ristorazione, in un contesto nel quale, secondo Ricci, i principali concorrenti non sono più gli altri mugnai ma i grossisti. Il cambiamento ha richiesto un’organizzazione diversa della distribuzione e una maggiore attenzione alle esigenze dei clienti professionali.

Dalla pandemia alle nuove sfide

Tra i momenti più complessi viene ricordato il periodo della pandemia di Covid-19. Durante la carenza di confezioni di farina nella grande distribuzione, il molino riuscì a rifornire circa 60 punti vendita della zona. Per preparare i sacchetti destinati alla vendita furono coinvolti anche i figli di Ricci e le famiglie dei collaboratori, che si occuparono dell’etichettatura delle confezioni.

Per il titolare, l’innovazione non coincide necessariamente con l’acquisto di nuovi macchinari. Un ruolo centrale viene attribuito alla formazione e al coinvolgimento del personale: l’innovazione di processo, ha sottolineato, nasce anche dalla partecipazione di chi lavora nell’azienda e può individuare soluzioni migliorative nelle attività quotidiane.

Il molino ha inoltre avviato collaborazioni con realtà del settore enogastronomico, tra cui Casa Artusi. Per i prossimi tre anni le farine Benini sono state selezionate per le Mariette, le sfogline legate alle iniziative artusiane, con una presenza prevista anche alla Festa Artusiana di Forlimpopoli. Tra i prodotti proposti figura la farina Maraveja, studiata per la preparazione della pizza.

Oltre alla produzione, il Molino Benini mantiene una funzione commerciale e di servizio per la comunità. Nello spaccio aziendale di Santo Stefano vengono vendute farine, vini, sementi, piante e articoli per il giardinaggio e la casa. Dopo cento anni, l’azienda punta quindi a proseguire l’attività con una strategia fondata sulla valorizzazione del grano romagnolo, sulla continuità della filiera e sul ruolo delle persone che vi lavorano.