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Il respiro può influenzare le scelte rischiose

Una prova in laboratorio collega l’espirazione prolungata a maggiore sensibilità per i possibili premi, ma gli autori invitano alla cautela.

Il modo in cui respiri potrebbe influenzare, almeno temporaneamente, il modo in cui valuti rischio e ricompensa. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Neuron, che ha analizzato il rapporto tra respirazione, segnali fisiologici e attività cerebrale durante compiti basati su scelte rischiose.

I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di seguire diversi schemi respiratori, concentrandosi in particolare su una respirazione lenta con espirazione prolungata. Durante le prove sono state registrate sia le reazioni del corpo sia l’attività del cervello. L’ipotesi era che allungare la fase espiratoria potesse aumentare l’attività del sistema parasimpatico, associato a condizioni di maggiore calma e recupero.

L’obiettivo era verificare se questo cambiamento fisiologico si accompagnasse a un diverso modo di valutare possibili guadagni e perdite. Secondo i risultati, la respirazione caratterizzata da un’espirazione più lunga è stata associata a un numero maggiore di scelte rischiose. L’effetto, in base ai dati riportati, non sembrerebbe riconducibile semplicemente a impulsività o disattenzione, ma a una maggiore sensibilità verso le potenziali ricompense.

Il collegamento tra corpo e cervello

Sul piano fisiologico, i partecipanti hanno mostrato segnali compatibili con una maggiore attivazione parasimpatica. Inoltre, chi presentava l’incremento più marcato di questa risposta corporea tendeva a mostrare anche una maggiore attivazione in aree cerebrali coinvolte nella valutazione del valore e della ricompensa.

In altri termini, la ricerca indica un possibile collegamento tra respiro, cuore e cervello. Modificare volontariamente la respirazione può cambiare lo stato interno dell’organismo e, almeno nelle condizioni controllate dell’esperimento, contribuire a orientare il modo in cui vengono valutati i potenziali benefici di una decisione.

Il risultato non significa però che respirare lentamente spinga automaticamente ad assumere comportamenti pericolosi. Il dato più prudente riguarda il ruolo dello stato fisico nei processi decisionali: stanchezza, agitazione, tensione e ritmo respiratorio possono entrare nella valutazione di vantaggi e svantaggi più di quanto si pensi.

I limiti dello studio

La ricerca è stata condotta in condizioni sperimentali e non dimostra che l’effetto osservato si riproduca con la stessa intensità nella vita quotidiana. Non è inoltre possibile stabilire, sulla base delle informazioni disponibili, quanto a lungo possa durare il cambiamento o se possa incidere su decisioni complesse riguardanti, per esempio, investimenti, alimentazione o relazioni.

Un ulteriore elemento di cautela riguarda il fatto che dall’abstract non emergono dettagli sufficienti sul numero e sulle caratteristiche dei partecipanti. Questo rende più difficile valutare quanto i risultati siano generalizzabili. Come per ogni singolo studio, saranno necessarie ulteriori ricerche per capire la solidità dell’associazione e il suo possibile significato in contesti diversi.

Per ora, l’indicazione più ragionevole è considerare la respirazione come uno dei fattori che possono accompagnare una scelta, non come uno strumento certo per migliorarla o modificarla. Le tecniche respiratorie possono influenzare il modo in cui ci si sente, ma il loro effetto sul comportamento decisionale resta da approfondire. Il lavoro è intitolato Slow breathing impacts inter-organ dynamics modulating brain function and risk behavior e ha DOI 10.1016/j.neuron.2026.04.044.