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ESCLUSIVA NCS – Moggi risponde a Giraudo

L'ex direttore generale della Juventus smentisce alcune ricostruzioni di Giraudo

ESCLUSIVA NCS – Moggi risponde a Giraudo

Giovedì 3 settembre Antonio Giraudo ha rilasciato una lunga intervista a ‘La Stampa’ a vent’anni da Calciopoli. Tra i vari passaggi su Calciopoli colpiscono le risposte di Giraudo sulla cosiddetta ‘triade’, che era ai vertici della Juventus dell’epoca, e in particolar modo quelle su Luciano Moggi, che nella serata di oggi ha voluto fare chiarezza a Netweek Calcio Show sul canale 61 del digitale terrestre per la parte in cui è stato chiamato in causa.

Queste erano state le tre risposte di Giraudo sul tema:

Ma chi comandava per davvero nella triade?  

“Comandavo io. Il termine triade non mi piace. Io ero a capo di un gruppo di persone, a cui va dato il merito dei risultati. Bettega, Romy Gai, Opezzi e Agricola”.

E Luciano Moggi? L’Avvocato lo chiamava ‘lo stalliere del Re’. 

“Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tuttora le sue capacità”.

Aveva ragione Boniperti sul resto?

“Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui”.

Questa le parole di Luciano Moggi nella serata di oggi a Netweek Calcio Show:

“Questo far sentire la mia voce in merito non vuole essere un battibecco con Antonio Giraudo per quello che ha detto su Calciopoli e sul sottoscritto. Oltretutto mi legava ad Antonio e alla sua famiglia una grande amicizia, ha partecipato perfino al funerale di mia moglie e di questo l’ho ringraziato, pur avendo cercato di nascondermi la sua presenza, aiutato da qualche furbetto di circostanza… ma veniamo al punto.

Per quanto riguarda quello che ha detto su Calciopoli sono pienamente d’accordo con lui: se non fossero morti i fratelli Giovanni e Umberto Agnelli non ci sarebbe stata nessuna Calciopoli. Aggiungo io, anche se non fosse morto l’avvocato Chiusano. Nell’occasione Giraudo magari ha omesso di dire chi aveva mandato l’avvocato Zaccone a difendere la Juventus. Questo avvocato dicendo che in una settimana aveva letto tutto, chiedeva patteggiando la Serie B per paura di precipitare in C. Con ciò indirizzava i processi e le colpevolezze dei dipendenti e veniva tra l’altro smentito dalla sentenza del processo sportivo stesso che recitava così: ‘campionato regolare, nessuna partita alterata’. Una contraddizione in termini per un avvocato difensore.

Non sono invece per niente d’accordo su quanto dice Giraudo del sottoscritto nei punti che ci riguardano e mi meraviglio che questo fatto venga fuori a vent’anni da Calciopoli. Ricorderete tutti che sia io che Giraudo e Bettega ce ne andammo dicendo per bocca di Giraudo ‘noi ce ne andiamo, vedrete quelli che verranno’. In quel momento eravamo tutti uniti, dopo vent’anni evidentemente ci siamo disuniti. Magari qualche malalingua ha cercato di metterci contro inventando cose inesistenti. 

Io di Giraudo ho sempre parlato bene, anzi ho esaltato la sua professionalità dicendo che se lui fosse stato a capo del calcio in Federazione, probabilmente le cose di questo mondo sarebbero proseguite bene come nel 2006, quando diventammo campioni del mondo.

Sulla mia figura ho invece sempre detto a chi mi considerava il ‘number one’ che mi si stava valorizzando più di quello che meritavo. Quindi nessuna vanità da parte mia, magari la gente ha valutato attentamente il lavoro da me fatto in Juventus e ne ha tratto le conseguenze.

Vorrei chiarire poi gli altri due punti: il primo, in cui dice che Gabetti e Boniperti non mi volevano. La verità è che non volevano né me né lui. Lui perché tifoso torinista e me per il mio passato da dirigente di un ottimo Torino. È anche vero che all’inizio non avevo potere di firma e rappresentanza. Antonio doveva però continuare e dire che il dott. Umberto Agnelli con il passare del tempo e visto il mio lavoro, mi fece un contratto addirittura a tempo indeterminato, mi nominò amministratore e quindi con tutti i poteri derivanti dal Consiglio di Amministrazione. Di quel Consiglio forse ero uno dei pochi ad avere la poltrona sicura e di questo non ho mai ostentato vanità, difendendo anzi la Juve a spada tratta, senza aiuti di nessuno.  Antonio era impossibilitato a farlo perché a quei tempi si trovava a Londra. Per questo ritengo improprio offendere la mia reputazione su questi argomenti. Ripeto, non ho mai detto ‘io’, ma sempre ‘noi’ e ci sono le prove video e sui giornali, ho sempre rispettato il lavoro dei collaboratori e dato il massimo rispetto a chi lo meritava.

La denominazione ‘triade’ con la quale i giornalisti ci individuavano non era mai stata contestata da nessuno, tanto meno da Giraudo. Non capisco perché vent’anni dopo Antonio abbia improvvisamente avuto questo rigurgito di coscienza. Se a quei tempi lo avesse detto, potevamo tranquillamente evitare di farci chiamare ‘triade’.

Secondo punto, non capisco quando poi dice che mi sono rovinato da solo. La mia e la sua pratica hanno lo stesso percorso presso il tribunale europeo. Potrebbe magari intendere che il sottoscritto, avendo speso un patrimonio per avere le intercettazioni a difesa della Juve, non abbia i soldi per qualche buon avvocato. Anche perché lui delle intercettazioni non si era mai posto il problema, perché i suoi avvocati chiamavano spesso i miei per sapere quali intercettazioni usare a difesa della causa in comune. 

Chiudo dicendo che nonostante tutto io stimo Giraudo, del quale mi sono sempre sentito amico fraterno, anche perché queste sue mezze frasi dimostrano un suo momento di rabbia nei miei confronti che non ha niente a che vedere con la realtà dei fatti e con quello che ho sempre pensato ed espresso su di lui”.