Un gruppo ritenuto coinvolto in una serie di agguati legati al controllo dello spaccio di droga è stato ricostruito dai carabinieri attraverso pedinamenti, intercettazioni e perquisizioni. Al centro dell’indagine c’è El Allali Boutrousse, 29 anni, marocchino conosciuto come Botros, già in carcere per la sparatoria avvenuta il 21 giugno all’esterno delle piscine Aquamore di Seriate. Insieme a lui, altre cinque persone sono state fermate e si trovano in carcere.
Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe responsabile anche di un precedente agguato avvenuto il 15 giugno nelle boscaglie della zona industriale di San Paolo d’Argon. Una dozzina di persone con il volto coperto e armate di fucili, tra cui armi riconducibili al modello Kalashnikov, sarebbe uscita dalla vegetazione muovendosi come un commando, per poi allontanarsi a bordo di tre automobili. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Bergamo, coordinati dal pm Antonio Mele.
La pista della guerra per il territorio
L’ipotesi investigativa è che alla base degli episodi ci fosse una contesa per le piazze dello spaccio. A Seriate, secondo la ricostruzione, l’obiettivo sarebbe stato un connazionale indicato con le iniziali E.R.M. Botros avrebbe riferito al gip di volerlo soltanto spaventare, ma gli investigatori gli attribuiscono la disponibilità di una pistola mitragliatrice. Ait Zahhaf Abdelmalek, 27 anni, è invece ritenuto l’uomo che avrebbe imbracciato il Kalashnikov e che, insieme a un complice, sarebbe stato ripreso dalle telecamere con il volto coperto.
Dopo l’agguato, quattro persone erano fuggite. La Peugeot utilizzata per la fuga era stata intercettata a Bareggio, nel Milanese, dove due uomini erano scappati a piedi dopo un incidente. Il presunto bersaglio, già sottoposto ai domiciliari con braccialetto elettronico per vicende legate alla droga e a un tentato omicidio, era evaso e si era reso irreperibile. L’8 luglio era stato arrestato in provincia di Caserta, su un’auto diretta verso il Sud, e avrebbe fornito agli inquirenti elementi sul gruppo di Botros.
Armi e denaro nei nascondigli
Le indagini hanno portato anche alla provincia di Brescia e alla zona tra Cividate e Calcio. Uno dei tre nordafricani arrestati dai carabinieri della Compagnia di Treviglio in un’operazione antidroga sarebbe stato a sua volta vittima di un agguato attribuito allo stesso gruppo. Nei giorni successivi sono scattate le perquisizioni. Tra il 30 e il 31 luglio, durante un primo intervento a Vigevano, due sospettati erano riusciti a fuggire a bordo di un’Audi A4, ma nei boschi di Ozzero e Nerviano erano stati trovati un fucile a pompa calibro 12 rubato, munizioni per AK 47 e circa 80 mila euro ritenuti provento dello spaccio.
La svolta è arrivata il 29 agosto, quando i carabinieri hanno individuato un nuovo covo in corso Milano, a Vigevano. Per l’operazione sono intervenuti anche i militari del Gis, arrivati da Livorno, e altre squadre speciali da Milano. Due marocchini hanno tentato di fuggire lanciandosi da una finestra, ma sono stati bloccati. I successivi pedinamenti hanno condotto a un’abitazione di Vermezzo e a una boscaglia tra Vittuone e Cisliano, dove T.M., 24 anni, è stato seguito mentre nascondeva armi sottoterra, avvolte nel cellophane. Nella mattinata seguente, dopo essere stato monitorato tra Arluno e Oleggio, è stato fermato in auto con M.A., connazionale di 20 anni. Entrambi sono finiti in carcere; un terzo uomo è riuscito a scappare a piedi. Uno dei fermati ha ammesso le proprie responsabilità, mentre l’altro ha scelto di non rispondere.