Graziano: il declino Usa apre scenari di guerra globale

L’analista esamina ruolo cinese, riarmo continentale, possibili attriti franco-tedeschi.

Il 3 settembre 2026, il politologo Manlio Graziano è stato ospite del circolo culturale Primo Piano di Correggio, nel Reggiano, per un’analisi degli equilibri internazionali e dei rischi legati all’attuale fase geopolitica. Al centro dell’incontro, le trasformazioni nei rapporti di forza tra le principali potenze mondiali e le conseguenze del ridimensionamento del ruolo degli Stati Uniti.

Un nuovo equilibrio tra potenze

Secondo Graziano, lo scenario globale è segnato dalla presenza di un numero crescente di Paesi che in passato hanno rappresentato potenze di primo piano e che oggi devono fare i conti con economie in difficoltà. Parallelamente, altre nazioni in rapida crescita chiedono di ottenere un ruolo più importante nella distribuzione della ricchezza e nelle decisioni internazionali.

In questo contesto, il politologo ha sostenuto che gli Stati Uniti non siano più nelle condizioni di svolgere il ruolo di poliziotto del mondo assunto in passato. Il venir meno di questa funzione, insieme alla competizione tra potenze consolidate ed emergenti, potrebbe contribuire a creare le condizioni per un nuovo conflitto di dimensione planetaria.

Cina, Europa e nuove tensioni

Durante l’incontro, Graziano ha richiamato anche la posizione della Cina, osservando che Pechino, per ora, non sembra intenzionata ad approfittare del declino statunitense. La valutazione riguarda uno dei principali interrogativi dell’attuale fase internazionale: se e come le potenze emergenti intendano sfruttare il cambiamento degli equilibri globali.

Un altro elemento indicato dal politologo è il riarmo europeo. Secondo Graziano, il rafforzamento degli apparati militari del continente potrebbe generare nuove tensioni, in particolare nei rapporti tra Francia e Germania. L’analisi proposta a Correggio delinea quindi uno scenario caratterizzato da rivalità economiche, ridefinizione delle alleanze e possibili frizioni all’interno dell’Europa.

Il quadro descritto non indica l’avvio di un conflitto, ma mette in evidenza la presenza di condizioni che, secondo il politologo, rendono più instabile il sistema internazionale. L’intervento al circolo Primo Piano ha affrontato questi temi in chiave geopolitica, collegando il declino relativo della leadership americana alle ambizioni delle nuove potenze e alle scelte di difesa dei Paesi europei.