A luglio la quattordicesima ha rappresentato un reddito aggiuntivo per circa 16mila pensionati della provincia di Rimini, pari al 18% degli oltre 87mila titolari di pensione presenti sul territorio. Il dato è richiamato dallo Spi Cgil, che segnala la necessità di rafforzare la misura in una fase segnata dall’aumento dei prezzi e dalla pressione fiscale, fattori che continuano a ridurre il potere d’acquisto degli assegni.
Attraverso i controlli promossi da Spi e Inca Cgil Rimini nell’ambito della campagna I diritti che non sai, nel solo 2025 sono stati liquidati 41.745 euro di arretrati relativi alla quattordicesima. In un caso, un pensionato ha recuperato 3.275 euro riferiti a cinque anni di mancati pagamenti. Le verifiche hanno riguardato la correttezza dell’accredito e degli importi spettanti.
Requisiti e importi
La prestazione non è riconosciuta automaticamente a tutti i pensionati. È destinata a chi ha almeno 64 anni e possiede determinati requisiti di reddito e contribuzione. Il sindacato invita quindi chi ritiene di averne diritto a controllare i cedolini di luglio ed eventualmente di agosto, verificando sia la presenza della somma sia l’importo ricevuto.
Una parte dei beneficiari percepisce la cosiddetta quattordicesima piena, con importi compresi tra 437 e 655 euro in base agli anni di contribuzione. Per chi riceve una pensione tra una volta e mezza e due volte il trattamento minimo, la somma è invece ridotta e varia tra 336 e 504 euro. La misura, ricorda lo Spi Cgil, è stata introdotta nel 2007 con il Governo Prodi dopo una rivendicazione del sindacato dei pensionati.
Le altre criticità segnalate
Secondo i dati citati dal sindacato, le pensionate continuano a essere penalizzate da assegni mediamente inferiori del 25% rispetto a quelli degli uomini. Nel 2024, in provincia di Rimini, sono state accolte appena 64 domande di Opzione donna, prima dell’abolizione della misura. Per la Cgil il provvedimento avrebbe dovuto essere ampliato e non cancellato.
Un ulteriore problema indicato è il drenaggio fiscale, cioè l’aumento del prelievo legato all’inflazione. Nel periodo 2022-2025, per chi percepisce una pensione di 1.600 euro mensili, la perdita stimata è stata di circa 417 euro l’anno. Nel Riminese sarebbero circa 27mila le pensioni interessate. La Cgil segnala inoltre che al 30 giugno 2025 soltanto 14 persone in provincia ricevevano la Prestazione Universale destinata alle famiglie con un componente non autosufficiente.
Lo Spi Cgil invita pensionati e pensionate in possesso dei requisiti a rivolgersi alle sedi del sindacato o al patronato Inca per una verifica e, se necessario, per avviare la richiesta di pagamento. Nel 2025 Spi e Inca Cgil Rimini hanno effettuato complessivamente 1.588 controlli Obis-M, dai quali sono scaturite 247 ricostituzioni pensionistiche per motivi reddituali.