Lombardia

Porcini in Lombardia, le aree più frequentate dai cercatori

Dopo le piogge autunnali, quote, alberi ospiti, norme locali e sicurezza alimentare orientano l’uscita.

Con le prime piogge e l’avvicinarsi dell’autunno torna la stagione della raccolta dei funghi nei boschi lombardi. Tra chiodini, prataioli, ovuli, gallinacci e pioppini, il porcino resta la specie più ricercata dagli appassionati. La sua comparsa, tuttavia, non è garantita e dipende dalla combinazione tra precipitazioni e temperature, oltre che dalle caratteristiche del terreno e della vegetazione.

Il periodo generalmente più favorevole è compreso tra settembre e ottobre, anche se una prima crescita può verificarsi nella tarda primavera. I porcini si trovano indicativamente tra i 700 e i 1.300 metri di quota, nei boschi di conifere e latifoglie e soprattutto in prossimità di querce, castagni e faggi. L’altitudine, però, non è l’unico elemento decisivo: la presenza dei funghi può cambiare da una settimana all’altra e varia sensibilmente tra una stagione e la successiva.

Le aree più note per la ricerca

Tra i territori lombardi indicati dagli appassionati ci sono la Bassa e l’Alta Valtellina. In provincia di Sondrio vengono citati i boschi di Albaredo, Bema, Buglio in Monte, Cosio Valtellino, Costiera dei Cech, Pedesina, Rasura e Talamona, oltre alla Val Gerola. Anche i dintorni di Oga, in Alta Valtellina, sono legati a una lunga tradizione di raccolta.

Un’altra zona conosciuta è la Val Brembana, nel Bergamasco, dove la raccolta viene praticata e regolamentata in numerosi comuni montani. Tra questi figurano Averara, Branzi, Carona, Cassiglio, Cornalba, Cusio, Dossena, Foppolo, Mezzoldo, Oltre il Colle, Ornica, Piazzatorre, Roncobello, Serina, Taleggio, Valleve e Valtorta. All’inizio di settembre il territorio ospita inoltre Fungolandia, manifestazione dedicata al mondo dei funghi con escursioni, mercati e iniziative culturali.

Nel Comasco, le zone boschive indicate si trovano nei dintorni di Ronago, Uggiate, Bizzarone e Drezzo. Un’area particolarmente conosciuta è la Valle d’Intelvi, soprattutto alle quote più elevate e in prossimità del confine con la Svizzera. Tra i luoghi frequentati dai cercatori vengono segnalati i boschi sopra Pian delle Alpi e quelli del Varesello Alto, tra l’Alpe di Pigra e l’Alpe di Colonno. Anche in questo caso, però, non esistono luoghi sicuri: la presenza dei porcini resta legata alle condizioni meteorologiche e all’evoluzione del bosco.

Raccolta, sicurezza e regole

La ricerca deve essere condotta senza danneggiare l’ambiente. Il fungo va estratto con delicatezza, ruotandolo leggermente e tirandolo verso l’alto per evitare di compromettere il micelio. È consigliabile pulirlo sul posto con un piccolo coltello e riporlo in un cesto rigido e aerato, evitando i sacchetti di plastica. Lasciare alcuni esemplari nel terreno permette inoltre di completare il ciclo biologico e favorire la dispersione delle spore.

Prima di partire occorre verificare le disposizioni regionali e quelle eventualmente adottate dai singoli territori, comprese autorizzazioni, periodi consentiti e contributi. In linea generale, il limite indicato per la Lombardia è di 3 chilogrammi al giorno per persona, salvo regole locali differenti. Sono importanti anche un abbigliamento adeguato, scarponcini con buona aderenza e pantaloni lunghi, utili su terreni accidentati e per proteggersi dagli insetti.

La prudenza riguarda soprattutto il consumo. Un fungo non riconosciuto con certezza non deve essere mangiato: in caso di dubbio è possibile rivolgersi agli Ispettorati micologici delle ATS, che offrono servizi di controllo e identificazione. La raccolta resta quindi subordinata alle condizioni del bosco, al rispetto delle norme e alla certezza della commestibilità degli esemplari.