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De Roon lascia l’Atalanta: una scelta comprensibile

L’olandese raggiunge Gasperini dopo dieci stagioni in nerazzurro: il commento sul divorzio sportivo.

La decisione di Marten de Roon di accettare il trasferimento alla Roma, dove ritroverà Gian Piero Gasperini, continua a suscitare discussioni. Il tema sarà ancora più presente in vista della sfida tra Roma e Atalanta, ma l’analisi proposta è lontana dalle accuse di tradimento o dalle dispute sulla presunta coerenza dei sentimenti. Il punto, piuttosto, è capire le ragioni che hanno spinto il capitano olandese a cambiare maglia.

Il ruolo nel nuovo corso

De Roon, secondo la ricostruzione, non ha trovato spazio nel nuovo corso tecnico guidato da Sarri. Non è stato utilizzato nemmeno per uno spezzone di gara, in una fase in cui la squadra ha mostrato difficoltà nella costruzione dal basso. A rendere più complicata la situazione è stato anche l’acquisto di Kessié, arrivato per ricoprire un ruolo nel quale l’olandese aveva giocato e che, in passato, aveva ereditato proprio dal centrocampista ivoriano.

In questo contesto, il capitano si sarebbe sentito concretamente poco utile. Dopo dieci anni di appartenenza all’Atalanta, l’alternativa sarebbe stata restare ai margini oppure interrompere la carriera, ipotesi che non sembrava intenzionato a prendere in considerazione. La scelta è stata quindi quella di accettare una nuova sfida da calciatore, evitando di chiudere la propria esperienza bergamasca con una presenza sempre più marginale.

Il peso della riconoscenza

Il confronto con altri simboli del calcio italiano viene utilizzato per ridimensionare l’idea che cambiare squadra significhi cancellare il legame con la precedente. Francesco Totti visse una fase difficile in panchina a Roma, mentre Daniele De Rossi concluse la carriera al Boca Juniors senza perdere il proprio valore simbolico per il club giallorosso. Diverso, invece, sarebbe il caso di Glenn Stromberg, rimasto all’Atalanta quando era ancora considerato centrale nel progetto e quando non si sentiva estromesso dal campo.

Allo stadio sono comparsi due striscioni dedicati all’addio: uno esprimeva gratitudine nonostante il dolore, l’altro segnalava la perdita di una bandiera. Il commento invita però a non cancellare dieci anni di adesione e di identificazione con Bergamo per una separazione arrivata nella fase finale del percorso. La società, dal canto suo, avrebbe assecondato la decisione in considerazione dei meriti costruiti nel tempo.

La conclusione è che de Roon abbia fatto bene ad accettare l’ultima scommessa della sua carriera e che l’Atalanta abbia fatto altrettanto, consentendogli di proseguire il cammino altrove. La previsione finale è che l’olandese possa tornare un giorno a Bergamo da allenatore, mantenendo il legame con l’ambiente che lo ha considerato a lungo uno dei propri simboli.